sabato 28 marzo 2015

Amare ai tempi di WhatsApp

Francesco Sole non ha l'esclusiva di questo argomento e per questo ne parliamo pure noi! 

Chi non litiga con il proprio partner? 
Se qualcuno avesse una relazione e non litigasse almeno una volta all'anno con il proprio/ fidanzato/a, compagno/a, marito/moglie, allora deve confessare a se stesso di avere una relazione malata.

 Ma quando il litigio si perpetua? Quando si litiga in ogni occasione?
Quando ogni occasione è buona per litigare per poter fare la pace, il litigio deve essere considerato un ottimo strumento per dare pepe alla relazione o un modo per avere una crescita di carattere costruttivo.

Quando un litigio si consuma su Whatsapp, che cosa è necessario pensare?
Si spera che questa modalità, cioè quella di litigare su whatsapp, sia propria e sola degli adolescenti, che timidi e paurosi del confronto non riescono a dichiarare alla ragazzina della loro vita tutto il dolore procuratogli. Ahimè questa modalità di litigio viene usata anche dalle persone che si definiscono adulte, sì proprio quelle persone che sono riconosciute in carriera e in un certo senso 'mature'. Ci auguriamo che Whatsapp sia usato per altri scopi piuttosto che per quello di litigare, ma a quanto pare ci sono persone che pensano che sia il modo migliore.

Che cosa pensare? Che cosa fare in queste circostanze?


a) Non utilizzare i social network

Evitate di usare i social network per manifestare le pecche dei vostri partner, evitate di descriverli o di fare riferimenti al loro modo di pensare e di fare. Evitate di contattarli e di spiarli: non otterrete alcun vantaggio se non che sofferenza, piuttosto cercate di quantificare la gravità della situazione per poter stabilire che cosa sta succedendo.

b) Evitate di dire cose importanti attraverso dei messaggi

Quando siete arrabbiati,bandite e non scrivete  su Whatsapp, Messanger di Facebook, Telegram e Viber la vostra rabbia o i motivi di essa. Non sempre quando si è arrabbiati si scrive e quindi si dice quanto realmente si pensa, anzi a volte si usano le parole per ferire esclusivamente.

c) Evitate di ferire chi amate per questioni puerili

Vengono considerate questioni puerili tutte quei principi e quelle posizioni di principio che non portano a niente. Evitate di rimanere in modo irremovibile sulle vostre posizioni, quanto piuttosto cercate di venirvi incontro.

d) Usate Whatsapp in modo adeguato

Non cimentatevi a capire come Android e Iphon o Windows hanno stabilito come bloccare un contatto. Non ne vale la pena. Piuttosto che applicarvi in queste avventure tecnologico, cercate piuttosto il vostro lato umano. Pensate che oltre quello schermo c'è una persona, una vita.

e) Amate senza Whatsapp

Usate Whatsup per dire alla vostro/a amato/a che cosa è per voi, non usatelo per litigare, in quanto amare non è compatibile con offendere e mortificare. Fate in modo che quel suono della notifica sia una gioia e non un'offesa, fate in modo che la comunicazione sia un mezzo per aggiungere valore a dei concetti e non un modo per ferire l'altro.



Mi dicono che
"Credo negli essere umani che hanno il coraggio di essere umani"
Marco Mengoni






martedì 24 marzo 2015

Questione di dettagli #1

Autrice Giovanna Picardi
UNA CASA CHE RACCONTA: LO STILE

Il primo passo di un interior designer, che vi aiuti e vi indirizzi nella riscoperta della vostra vecchia casa (o che vi faccia sentire vostra davvero quella che andrete ad acquistare), è quello di capire chi siete, come vivete la casa,quanto tempo trascorrete al suo interno e di una serie di informazioni, che sottoposte allo sguardo attento di un esperto garantiscono un risultato perfetto per il vostro progetto di “casa”. Dopo aver fatto tutta questa serie di valutazioni e dopo aver risposto alle domande giuste,il passo successivo di chi deve arredare la propria casa o la casa di qualcun altro consiste nella scelta dello stile.
In questa giungla di tendenze, rivisitazioni e mescolanze non sempre risulta semplice capire cosa vogliamo davvero per noi: una casa monocromatica? molto colorata? ci fiondiamo sul pantone dell'anno (che già dire pantone per qualcuno può sembrare di iniziare con le parolacce!)? Oppure desideriamo riutilizzare i nostri “vecchi” mobili? (per alcuni ci sono legami con i ”mobili di famiglia”che piegano qualunque tendenza,proprio come è accaduto a me con 2 mobili buffet e una scrivania appartenenti  da oltre 1 secolo alla famiglia di mio marito); c’è poi chi di noi preferisce comprare tutto nuovo, magari all’ultimo grido.
E proprio quando si è deciso di acquistare qualcosa (o tutto) nuovo,si parte all’attacco con la scoperta dello stile che più ci si addice: ogni stile è mescolabile (sapientemente, accuratamente, contestualmente e funzionalmente….no!non sono avverbi a casaccio ma è la sintesi dello studio di un progettista!) con qualche altro o rivisitabile,ma sostanzialmente gli stili più comuni si suddividono in 4 macro categorie. Per una questione di gusti strettamente personali inizio con le linee guida dello stile che caratterizza la mia casa:lo stile MINIMAL.

Lo stile minimal è caratterizzato da forme e materiali innovativi e di tendenza che sono frutto di una continua evoluzione,da linee pulite e poche decorazioni e da una drastica riduzione degli oggetti.
Nella logica di questo stile, di solito troviamo ampie metrature,molte geometrie e colori che spaziano nella gamma che va dal nero al bianco,trattandosi di tinte neutre mai in contrasto tra loro che infondono calma e un senso di pulizia. Le geometrie diventano seriali ed i materiali usati diventano quelli industriali come il vetro,il metallo,il plexiglass o magari i neon. Questo stile entra in voga nella seconda metà degli anni sessanta e si afferma nel contesto storico come movimento minimalista atto ad eliminare tutto ciò che rifugge dall’essenziale.Anche oggi trova la sua attualità ed un’ampia diffusione tra coloro che amano la razionalità la pulizia e la linearità evitando le suppellettili e gli orpelli.
Secondo il mio parere del tutto personale  la linea sottile che separa il minimalismo chic da un arredamento freddo e asettico è troppo sottile e merita la più accurata attenzione. Tutto va calibrato secondo le esigenze della committenza e curato nei minimi dettagli. Tutte le case meritano un proprietario attento,e un proprietario attento merita una casa speculare alla propria essenza.





Mi dicono che
La casa è il vostro corpo più grande. Vive nel sole e si addormenta nella quiete della notte; e non è senza sogni.
Kahlil Gibran

lunedì 23 marzo 2015

Chi è l'assistente sociale? #1

Innumerevoli furono le definizioni attribuite alla figura dell’Assistente Sociale, ad oggi esso è definito come il professionista che agisce o come lavoratore dipendente, con funzioni di base, di coordinamento e di direzione, o come libero professionista, nell’ambito del sistema organizzato di risorse, pubbliche e private, istituzionali e non, secondo principi, valori ed obiettivi eticamente, socialmente e giuridicamente fondati.

La Persona è al centro di questa azione professionale, dove essa non viene più vista come destinataria-consumatrice dell’aiuto ma viene percepita in quanto tale, ovvero come protagonista consapevole dei processi di chiarificazione e valutazione dei propri problemi e vissuti. In quest’ottica tale figura professionale assume il ruolo di “guida relazionale”, di esperto non delle soluzioni, ma dei possibili percorsi e dei segnali da seguire, in modo da individuare in maniera costruttivistica, insieme alla Persona, reali soluzioni alle proprie difficoltà. Il sostegno che l’Assistente Sociale fornisce a coloro che necessitano di aiuto (Utente) consiste in percorsi di superamento autonomo dei problemi e dei bisogni, o degli stati di disagio, di esclusione, di marginalità che limitano e condizionano il processo emancipativo degli stessi. Quando l’Assistete Sociale si accosta ad una situazione di aiuto, porta in primo luogo soprattutto se stesso, che rappresenta il primo strumento in suo possesso per lavorare con gli altri, per poi avvalersi delle competenze di altre figure professionali, quali medici, psicologi, avvocati, educatori, mediatori.


Essa, dunque, si può definire una professione di servizio alla persona, orientata all’aiuto e al servizio di chiunque. Gli Assistenti Sociali sono agenti di cambiamento nella società e nella vita degli individui, famiglie e comunità , la loro mission è rendere capace l’individuo di sviluppare appieno le sue potenzialità, migliorando la propria vita. L’obiettivo specifico è quello di dare risposte, individualizzate e personalizzate a situazioni di bisogno, quello di accompagnamento nell’individuazione di risorse proprie e quelle presenti sul territorio di appartenenza. Gli strumenti utilizzati per l’esercizio della professione sono innumerevoli, ovvero il colloquio, la cartella sociale, la visita domiciliare, la relazione sociale, il contratto, la supervisione, la documentazione, il lavoro di equipe. Quest’ultimi consentono di agevolare il raggiungimento degli obiettivi di cambiamento e di aiuto, alcuni sono finalizzati alla conoscenza e all’intervento verso l’utenza e altri, legati alla dimensione organizzativa-gestionale, finalizzati alla promozione, progettazione, organizzazione delle risorse e dei servizi, la ricerca e la conoscenza della comunità.

L’Assistente Sociale come anticipato precedentemente può operare autonomamente o in diversi settori ed enti sia pubblici che privati.  Ricordiamo
- gli Enti locali quali Regione, Provincia, Comune, Ministero dell’Interno, Prefettura, Organizzazioni, Terzo Settore (privato sociale), Centri d’impiego, Strutture residenziali e semi-residenziali per anziani, minori, inabili
- gli Enti di integrazione socio-sanitaria quali il Consultorio, l’Azienda Sanitaria Locale (ASL), Azienda Ospedaliera, Dipartimenti di Salute Mentale (DSM), Unità di Valutazione Integrata (UVI) a cui possiamo fare riferimento all’Unità Valutative Distrettuali e Geriatriche (UVD) (UVG), Servizi per la Tossicodipendenza, le Unità Multidisciplinari per l’Età Evolutiva (UMEE) e per l’handicap dell’Età Adulta (UMEA)
- gli Enti di risocializzazione quali Tribunale per i minorenni, Comunità di Accoglienza, Ministero di Giustizia ovvero presso l’Ufficio Servizi Sociali Minorenni (USSM) e Servizio Sociale Adulti, l’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna (UEPE), le Comunità di accoglienza, l’Amministrazione penitenziaria.
In questa sede si andrà ad approfondire proprio il ruolo dell’Assistente Sociale negli Enti di risocializzazione.

Elenia Avino


Mi dicono che
“Chi vive nel “mondo” non può esperire in sé nient’altro che la lotta tra una moltitudine di valori.
Egli deve scegliere quale di questi dei vuole o deve servire”
Max Weber

lunedì 16 marzo 2015

Chi è l'assistente sociale?

"È curioso", commenta il guerriero della luce fra sè e sè. "Incontro tanta gente che, alla prima occasione, tenta di mostrare il lato peggiore di sè. Cela la forza interiore con l'aggressività; dissimula la paura della solitudine con un aria di indipendenza. Non crede nelle proprie capacità, ma vive proclamando ai quattro venti i propri pregi." Il guerriero della luce legge questi messaggi in tanti uomini e tante donne che conosce. Non si lascia mai ingannare dalle apparenze, e fa di tutto per rimanere in silenzio quando tentano di impressionarlo. Ma coglie l'occasione per correggere le proprie mancanze, giacchè gli uomini sono sempre un ottimo specchio. Un guerriero approfitta di qualsiasi opportunità per imparare.

Paulo Coelho, Manuale del guerriero della luce

L'assistente sociale dovrebbe essere quel guerriero della luce
 La professione di Assistente Sociale è presente nel panorama nazionale da oltre cinquanta anni ed ha raggiunto un pieno riconoscimento a livello istituzionale e legislativo negli ultimi quindici anni, grazie a una serie di norme che ne hanno segnato l’evoluzione sia sul piano formativo sia su quello professionale. 
Si dovrebbe avere un panorama chiaro e definito sulla figura dell’Assistente Sociale, sul suo ruolo e sulle sue funzioni, ma non è questa la realtà: infatti le domande che i cittadini italiani si pongono frequentemente, a volte senza darsi alcuna risposta, sono: 
Chi è l’Assistente Sociale? 
Qual è il suo ruolo? 
Qual è la sua funzione?. 
Le risposte date dalla gente comune intendono l’Assistente Sociale come “colei” che porta via i bambini alle famiglie, o anche “maestrina” che vuole insegnare a genitori come crescere i propri figli oppure "missionaria al servizio dei più bisognosi". Risposte di questo tipo sono date dalla scarsa conoscenza del vero ruolo svolto da questi professionisti del sociale, dalla considerazione che la professione stessa non sia tale, (tesi finora sostenuta da alcuni studiosi che la ritengono una semi-professione). Questa visione distorta è favorita anche dalla cattiva pubblicità che i mass media costruirono e costruiscono nei confronti della professione stessa, dando un’immagine non sempre reale di essa.  

Facciamo chiarezza:

Come nasce l’assistenza sociale?


L’attività di assistenza nasce come carattere spontaneo, volontario e caritativo offerto dalla Chiesa agli indigenti, solo a partire dal XIX secolo si trasforma in un vero lavoro sociale, dapprima nei paesi anglosassoni e poi in tutto il mondo, dunque anche in Italia, dove si ebbe un radicale cambiamento a partire dal 1890 con la Legge n° 6972 nota come “Legge Crispi” la quale è stata la prima norma quadro in materia di assistenza e beneficenza, coordinatrice di tutte le iniziative benefiche e di carità, enti morali e “Opere pie”. 
Tappa fondamentale per l'affermazione delle nuove idee sulla funzione assistenziale fu il Convegno di Tremezzo, svoltosi a Como nel 1946, in cui i lavoratori poterono discutere sull’assistenza in Italia, considerando non solo i gravi disagi causati dalla guerra, ma anche di preoccuparsi  a definire nel settore socio-assistenziale per la prima volta le principali linee politiche dell’assistenza pubblica, nonché le funzioni specifiche dell’Assistente Sociale. In questi anni si supera la concezione dell’assistenza come beneficenza (fare del bene, beneficiare), facendo riferimento alle esperienze straniere più significative che la considerano come prestare aiuto, soccorso. Ma solo dopo un lungo dibattito, animato da rivendicazioni e frammentari provvedimenti a tutela delle fasce deboli; come dalle difficoltà nel dare compiuta applicazione alla riforma universalistica della sanità (integrazione socio-sanitaria) e dei processi di decentramento degli Enti Locali territoriali, che rendevano evidente l’esigenza dell’Universalità, della partecipazione dei cittadini, della programmazione, della territorialità; finalmente in Italia, in riferimento ai Servizi Sociali, si è varata la Legge n°328 dell’8 novembre del 2000, che rappresenta la “Legge Quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. Con essa si ridefinisce completamente il settore socio-assistenziale e soprattutto si pone al centro del discorso l’individuo come essere umano nella sua interezza, che deve essere aiutato nelle condizioni di difficoltà. Tale legge ha contribuito al rafforzamento della figura dell’Assistente Sociale come professionista in Italia.

Elenia A.

Mi dicono che...
“Quando trattiamo con la gente, ricordiamo che non stiamo trattando con persone dotate di logica. Noi stiamo trattando con creature dotate di emozioni, creature agitate da pregiudizi e motivate dalla superbia e dalla vanità.” 
DALE CARNEGIE


domenica 15 marzo 2015

Henné: ieri e oggi

L'uomo brizzolato è sempre considerato molto appetibile, a differenza della donna che invece se non ben curata è sempre sottoposta al giudizio sia del mondo maschile sia del mondo femminile.

Povera donna, sempre costretta a prendersi cura di se stessa! Eppure come facevano le povere donne antiche per esempio a coprirsi i primi capelli bianchi? La risposta è: h-e-n-n-é

1. Henné : che cosa è?

Henné - come colorare i capelli con l'henné
L'henné rappresenta uno dei prodotti base della fitocosmesi, ricavato dalle foglie essiccate e polverizzate di un arbusto (Lawsonia inermis L. fam. Lythraceae) comunemente chiamato henna. Conosciuta ed utilizzata da migliaia di anni nei Paesi africani ed indiani, l'henné viene ancora oggi impiegata come colorante per tessuti, unghiepelle (tatuaggi) e capelli. In commercio si trovano essenzialmente tre tipi di droga polverizzata: Henné neutro (più chiara), Henné naturale (rossa) ed Henné nero (più scura). Si consideri a tal proposito che il colore naturale è il rosso, per cui il rischio di sofisticazioni con altre piante o pigmenti è concreto per l'henné neutro (Senna italica) e per quello nero (indaco).
La colorazione conferita dall'henné dipende dalla presenza, nelle foglie di Lawsonia inermis, di glicosidi che per idrolisi liberano un pigmento giallognolo, rossastro all'aria; stiamo parlando del lawsone, un naftochinone dalle proprietà coloranti e riflessanti. Una volta posto in soluzione acquosa, questo pigmento caratteristico dell'henné fornisce una colorazione rossa, il che permette - ad esempio - di conferire riflessi rossastri ai capelli. Sempre in ambito tricologico, l'henné gode di azioni riequilibranti sul cuoio capelluto, utili per combattere la seborrea e la forfora grassa; tale caratteristica è legata alla presenza di tannini e di un olio essenziale dalle proprietà astringenti e dermopurificanti.
L'assenza di sostanze chimiche come l'ammoniaca, insieme all'avvento di una sana moda ecologistica, hanno reso l'henné un ingrediente piuttosto comune e ricercato nelle tinture per capelli. Dal momento che propone una gamma molto limitata di colorazioni, la droga viene spesso addizionata di altri coloranti; il suo effetto, inoltre, è influenzato dalla colorazione base dei capelli sui quali viene applicata: a quelli decolorati, biondi o ingrigiti, per esempio, l'henné conferisce una colorazione arancione, simile alle scorze di arancio, mentre ai capelli neri conferisce una sfumatura ramata assai apprezzabile sul piano estetico.

Cit.http://www.my-personaltrainer.it/bellezza/henne.html
2. Hennè ieri

Joann Fletcher, egittologa britannica e specialista in analisi dei capelli, dice che in ricerche archeologiche "I capelli sono inestimabile per lo studio delle condizioni generali del vivere giorno per giorno, e per fornire informazioni sulla dieta e le malattie ". "Il colore più comune di capelli trovati nelle mummie egiziane è il marrone scuro, quasi nero, ma spesso trovano capelli castano chiari e biondi. Con loro grande amore per l'elaborazione, l'uso sapiente degli egiziani di tinture, ha prodotto ancora più sfumature per noi di studio. L'analisi mostra molti varie forme di hennè, che anche aveva usato regolarmente il vecchio Ramses II, per ringiovanire i suoi capelli bianchi ."(...)"Come le lendini trovate sui loro pettini di minuscoli denti attesterà, gli egiziani erano afflitti da infestazioni di insetti nell cuoio capelluto. Gli egiziani rasavano la testa per l'amore per l'igiene: in particolare, per rimuovere l'habitat dei pidocchi. E chiaramente, hanno anche amato le acconciature elaborate, e fatto di tutto per adornarsi con parrucche, trecce false e con estensioni dei capelli .”(...)"Attento esame ha rivelato che i capelli naturali (dalla tomba di una donna), di poco più lunghi fino alle spalle, era stata aumentata con un considerevole numero di lunghezze artificiale di capelli finti, che ricorda molto le trecce moderne, meticolosamente lavorato in capelli naturali per creare una pettinatura imponente. Le tecniche di styling complesso, rivela che la sua acconciatura era il risultato di molte ore di attento lavoro, effettuate da altri che se stessa ."(...)"L'esame approfondito ha mostrato un contrasto tra la fusione dei suoi capelli castano scuri e un numero minore di non pigmentate ciocche di capelli bianchi, associati al processo di invecchiamento. I capelli non pigmentati sono tinti di colore arancione luminoso, tipico di l'hennè ".
Su come trattavano i capelli nella'antichità cfr. qui

3. Come si prepara?

Occorrente

ciotola non metallica (va bene in plastica, vetro o ceramica)
mestolo di legno
guanti di lattice
pellicola trasparente per alimenti
succo di limone o aceto
yogurt bianco/miele
acqua calda/infuso
asciugamano scuro vecchio (i tessuti si macchiano a contatto con l'henné)
maglietta sacrificabile
cannella in polvere (facoltativo)
olio essenziale alla lavanda o rosmarino (facoltativo)
crema grassa (facoltativa)

Ci sono svariati modi per preparare la miscela a base di henné e dipendono dalla tipologia del capello e da quello che si vuole ottenere in termini di colore e di altre proprietà. Si può infatti rafforzare l'intensità del colore usando un infuso di karkadè o del tè oppure abbinare la sessione di "colorazione" ad un vero e proprio trattamento di bellezza per la propria chioma abbinando all'henné altre erbe speciali. Ad esempio è un vero toccasana un infuso di rosmarino che rinforza e lucida il capello oppure uno di ortica per irrobustire, rimpolpare e donare una nuance più scura al colore.

- Versare l'henné in una terrina di vetro o di plastica (evitare contenitori o utensili metallici). La quantità dipende dalla lunghezza dei capelli: 100 grammi di henné vanno bene per chi ha i capelli corti o medi; se la lunghezza supera le spalle ne servono 200 grammi; se avete i capelli molto lunghi dovete aumentare ancora la dose.
- Unire dell'acqua calda (oppure infusi di vostro gradimento) e mescolare bene. Aggiungere un liquido a ph acido come ad esempio il succo di limone, l'aceto (bianco o di mele) oppure dello yogurt bianco. Le sostanze acide servono per fissare il colore sui capelli.
- Mescolare bene fino ad ottenere un composto omogeneo e privo di grumi in modo che possa essere applicata facilmente sui capelli. Solitamente l'henné ha un odore di erba tagliata, di fieno che può piacere oppure no. Se non vi piace potete risolvere aggiungendo della cannella in polvere (che non incide minimamente sulla colorazione) oppure qualche goccia di olio essenziale di lavanda o di rosmarino.
- Lasciar riposare il composto coprendo la terrina con della pellicola trasparente e possibilmente metterla in un luogo tiepido; il tempo di riposo non è fisso e varia molto anche in base alla temperatura dell'ambiente. C'è chi aspetta 3 ore e chi invece prepara l'henné il giorno prima e lo fa riposare tutta la notte.
- Dopo l'attesa il colore del composto dovrebbe essere passato da verde fango a marrone/rossiccio: per fare una prova immergete un polpastrello nel composto, se si colora di arancione vuol dire che è pronto per essere applicato sui capelli.
 
N.B. La sostanza acida scelta per far ossidare l'henné si basa anche sulla tipologia di capelli: se li avete tendenti al grasso conviene usare il succo di limone o l'aceto (meglio di mele perché quello bianco ha un odore molto forte). Lo yogurt è preferibile in caso di capelli secchi.