lunedì 18 gennaio 2016

Torna a casa, torna da te stesso.


"I hear her voice in the morning hour      
she calls me
The radio reminds me of my home far away   
And drivin' down the road
I get a feeling that I should have been home
Yesterday Yesterday
Country Roads, take me home         
To the place I belong"

"Sentii la sua voce nelle ore della mattina
Mi chiamava 
La radio mi fa venire in mente la mia casa lontana
E guidando per la strada 
Sentii che dovevo essere a casa             
Ieri ieri"

Capita, nella vita, di accorgersi di non essere più se stessi, come se ci svegliassimo da un periodo di torpore durante il quale ci siamo comportanti in modo differente da come eravamo soliti fare, e qualcosa ci avesse improvvisamente riportato alla vita, facendoci immediatamente realizzare che "quelli" non siamo noi, o almeno non la persona che vorremmo essere e che eravamo. Ci si inizia a chiedere cosa sia successo, come siamo arrivati a tanto, a snaturare la nostra vera essenza, e si vorrebbe capire come ritrovare se stessi, ripristinare lo stato delle cose, sostituendo la persona che siamo diventati, con quella che eravamo e che riteniamo migliore. Oscar Wilde, con la sua classica arguzia, disse: "Sii te stesso, tutti gli altri sono già stati occupati". Per quanto possa sembrare una battuta divertente, questa frase si avvicina tantissimo alla verità. Allora è il momento di cantare a voce alta e chiedere a se stessi chi voglio essere? chi voglio diventare? 

Prendi la tua anima accartocciata e distendila, facendo la cosa giusta. Abbandonati a ciò che senti, che non sbagli mai. Non sbagli mai.

Mi dicono che
Per essere davvero equilibrati e sereni è indispensabile che ciò che si fa sia realmente quello che si vuole e non quello che vogliono gli altri.
Lorenzo Licalzi

lunedì 11 gennaio 2016

Tanta Roba e che Roba!

Avete presente quando una domenica sera si ha voglia di scoprire qualcosa di nuovo?

Questa sera abbiamo scoperto Tanta Roba
Tanta Roba! è la nuova pizzeria-ristorante gourmet, sita a Pontecagnano (Corso Italia 219/221, tel. 089382167), aperta proprio giovedì scorso dai fratelli Tommaso e Mauro Barrella.

Il locale, riscaldato dal calore del forno e dal calore umano dei proprietari, risulta accogliente è molto adatto alla coppietta di fidanzati che erano all'angolo, agli amici di sempre, che erano a lato,  alla famiglia con bimbi e adatto a me con mille intolleranze alimentari. 

La pizza arriva con tempistiche giuste: non subito averla ordinata, né troppo dopo averla scelta con cura  nel menù semplice ma ben fornito. Leggera come l'aria, con ingredienti scelti accuratamente e saporiti oltre che distinguibili uno ad uno. Il segreto è nell'impasto: proprio nel lievito.
Il lievito madre curato personalmente dal pizzaiolo Tommaso fa sì che la pizza risulti soffice e leggera. La pizza, condita da fantasia e originalità non è l'unica specialità del locale: carne e primi piatti sono pronti ad uscire dalla cucina ed essere serviti dal competente personale di sala.




Tommaso e Mauro hanno iniziato questa nuova avventura e noi di Mi dicono che non possiamo far loro un enorme IN BOCCA AL LUPO anche se non ce ne sarà bisogno! La passione per il loro lavoro, la cura con cui ogni prodotto della loro ristorazione è scelto, non potranno che far ritornare il cliente che ha assaggiato quelle leccornie.




Mi dicono che

"Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa
vedrai che il mondo poi ti sorriderà."
Pino Daniele

sabato 9 gennaio 2016

Il momento dell'Attesa


Ognuno di noi è in attesa. Questo stato quasi compilativo della vita risulta a volte ineludibile. Per l'attesa si scelgono le parole migliori, si creano i piani, che sembrano più strategici  ma sono sempre i più fallimentari, proprio come tutti i piani. L'attesa di cosa? Ognuno attende qualcosa. Ognuno per attendere qualcosa, lascia passare altre. Ma chi attende può vivere nella condizione di sospensione?



TRENTATRE'

Da Centuria. Cento piccoli romanzi fiume  - Giorgio Manganelli

Col tempo, è diventato un appassionato dell'attesa. Egli ama aspettare. Puntualissimo, detesta i
puntuali, che lo privano, con la loro maniacale esattezza, del piacere incredibile di quello spazio
vuoto, in cui non accade nulla di umano, di prevedibile, di attuale, in cui tutto ha l'odore esilarante
e indefinibile del futuro. Se l'appuntamento è ad un angolo di strada, gli piace fingere una favola di
possibili equivoci: e passa da un angolo al prossimo, ritorna, si guarda attorno, scruta, attraversa la 
strada; l'attesa diventa avventurosa, irrequieta, infantile. Vi fu un tempo in cui un ritardo di dieci
minuti gli dava un'ira sorda, come se fosse stato insultato. Ora vorrebbe ritardi di quindici, venti
minuti. Ma deve essere un vero ritardo; pertanto, non serve arrivare in anticipo. Talora l'attesa è
immobile; trova un qualche oggetto su cui sedersi, e lì si appoggia e ciondola una gamba,
pienamente; si guarda la punta della scarpa, cosa che non potrebbe fare in nessun altro momento
della giornata. Prolungandosi il ritardo, cambia gamba, e si studia un ginocchio; poi si cava il
cappello e ne guarda attentamente la fodera; compita nome e indirizzo del cappellaio; si ripone in
capo il cappello, poi chiacchiera un poco con se stesso, come egli fosse a sé un estraneo appena
incontrato: parla del tempo, della moda, perfino di politica, ma con cautela, perché non si sa mai
come uno la pensa. Ama proporre appuntamenti in luoghi riparati, ad esempio portici, che gli
consentono di camminare a lungo, di gustare qualsivoglia dilazione, con il lento piacere di un
padrone che attende gli ospiti, nel mezzo di un giardino. Di fatti, durante le attese, egli diventa il
proprietario dell'angolo; lì si colloca da ospite, ed il ritardo è il naturale dono che un proprietario
generoso concede agli stranieri che vengono da lontano – mentre lui è, sempre, a casa. Se il
tempo si rabbuffa di nuvole e vento, suggerisce appuntamenti nei pressi di chiese. Ove
sopraggiunge la pioggia, gli piace enormemente riparare nella chiesa, quasi sempre buia e
semivuota, ed ivi esercitare la clandestina pietà dell'attesa. Conta le candele, saluta d'un cenno del
capo Sant'Antonio con l'orfano in camiciola, e guarda fisso, dalla parte dell'altare, rilassato il corpo,
senza impazienza, con una segreta speranza, in quella allusione d'attesa che è il capolavoro della
sua esistenza.