domenica 25 agosto 2013

We we non puoi non essere scikkoso!

Il 22 agosto presso il Teatro dei Barbuti la compagnia le Ombre del Teatro ha messo in scena la commedia We we scikkeria. 

Trama:

Vado a Milano. Cerco lavoro!
Simona, una milanese acquisita, deve partire alla volta della Germania per impegni lavorativi. Prima di partire però, ospita suo cugino e un amico, due salernitani, decisi a emigrare nel capoluogo lombardo per trovare lavoro. Ad attenderli i due coinquilini di Simona. 
Napoletani, simpatici e ...





Risponde alle nostre domande Gianni D'amato, regista ed attore della commedia.



1) We we scikkeria è una commedia davvero interessante: a chi ti sei ispirato per la sua scrittura e come è nato il soggetto?

I miei testi cercano di raccontare, nelle quattro mura che delimitano la scena, l'Italia di oggi. We we scikkeria!!!, è stato scritto tre anni fa, e all'epoca, ben ricorderai quanti casi di xenofobia e razzismo popolavano i nostri quotidiani e tg. Quindi ti dirò: il testo nasce con questi presupposti, l'esigenza di raccontare quanto nel nostro Paese accadeva. Il soggetto nasce per strada e per gioco. Prendendo spunto da gag improvvisate nelle serate passate in compagnia, e soprattutto passeggiando per la città con la mia fedelissima Moleskine, per osservare quanto sia comica e beffarda la realtà. Spesso più delle storie che ci si affanna ad inventare.
2) Attore portentoso e regista molto sapiente, per natura o professione?

Innanzitutto grazie per i complimenti. Il teatro è prima di tutto una passione, poi è divenuta professione e sicuramente le esperienze lavorative hanno contribuito a rendere lo spettacolo piacevole al pubblico, che ci segue sempre numeroso. We we scikkeria vanta quasi mille spettatori in 4 repliche e questo è il frutto del duro lavoro fatto. Mi chiedi se è per natura. Non credo molto nel talento naturale. Nel senso che sicuramente ognuno ha innato del talento, ma il lavoro, i sacrifici e la caparbietà, fanno di un attore talentuoso un bravo attore. Il talento serve per iniziare, poi bisogna darsi da fare.

3) I protagonisti sono due salernitani in cerca di lavoro a Milano e due napoletani gay: come mai li hai concepiti in questo modo?

We we Scikkeria!!! è la commedia della diversità. Ho puntato tutto sulle differenze e sulle distanze che sono presenti tra noi italiani. I personaggi, come hai potuto notare, provengono da svariati punti del bel Paese, per sottolineare quanto in realtà siamo tutti diversi gli uni dagli altri. La scelta della città viene da un'altra verità. Ai tempi della stesura della sceneggiatura, un mio amico varesino mi raccontava di alcuni quartieri nel milanese dove sono praticamente confinati extracomunitari e meridionali. La cosa mi lasciò perplesso e non potei fare a meno che menzionare un'altra verità della nostra "strana" Italia.

4) E' una commedia di impianto maschile, le figure femminili servono a rendere in modo più divertente lo svolgimento dei fatti: questa è una scelta determinata da un motivo in particolare?

Originariamente lo spettacolo avrebbe dovuto presentare soltanto i quattro protagonisti e narrare le loro vicende. Man mano che scrivevo sentivo però la necessità di ampliare il racconto e per farlo mi è servito il contributo di altri personaggi. Di solito non scrivo partendo da una sinossi e un soggetto ben definiti, scrivo di getto, immaginando le situazioni più divertenti. I personaggi sono i giocattoli che la mia fantasia adopera per divertirsi. La speranza è che riesca a divertirsi anche il pubblico.

5) In scena compaiono: Gianni D’Amato, Nicola landi, Giuseppe Squitieri, Mirko Gabola, Chiara D’Amato, Maria Scognamiglio, Giulia Terralavoro, Giovanni D’Amato, Alessandra Barra, Manuela Porcaro, Annabella Marotta, Alfredo Cartone. Come è stato lavorare con loro?

Mi sento in dovere di segnalarti l'errore che hanno fatto anche sui quotidiani locali. Il cast è sbagliato. Il vero cast è il seguente:
Niky: Nicola Landi Gianni: Gianni D'Amato Peppe: Alfredo Cartone Enzo: Mirko Gabola Carla: Maria Scognamiglio Carmelina: Giulia Terralavoro Burbero: Giovanni D'Amato Testimone di Geova: Alessandra Barra Mamma: Manuela Porcaro Cugina: Chiara D'Amato Sara: Annabella Marotta Prete: Massimiliano Palumbo

Lavorare con loro è stata un'esperienza unica. C'è un bel clima in compagnia. Forse questa è la ricetta del successo di We we, ci vogliamo bene e puntiamo tutti insieme al meglio per lo spettacolo. Nel dietro le quinte c'è la tensione giusta e quando un personaggio esce di scena gli altri si complimentano con lui. E' davvero un bel clima, dovrebbe essere così in tutti gli uffici. Tutto sarebbe più semplice.

6) Il salernitano Gianni aiuta il coinquilino napoletano gay Enzo: si traveste da donna per impersonare la sua fidanzata Asia non appena sua madre arriva da Napoli. Asia (ma in realtà Gianni) dice alla madre di Enzo di essere diversa solo perché amante del pudore. A questo punto della commedia vi è una stratificazione di significato: si può essere diversi secondo virtù?
Si è diversi per qualunque cosa. Per virtù, per vizio, per nascita, per l'educazione, per formazione. Il punto è proprio questo. Non esiste qualcuno uguale ad un altro, siamo diversi, ed è proprio questo che ci rende uguali. Uniti nella diversità. We we Scikkeria!!! prova a convincere lo spettatore, a suon di risate e situazioni esilaranti, che la diversità non è un ostacolo, ma un ponte verso l'altro. E' un viaggio da percorrere per conoscere chi abbiamo di fronte, e spesso in questo viaggio siamo in grado di trovare anche noi stessi.

7) "Rilassati" è il "grido" finale della commedia da parte di Gianni: è un modo tipicamente meridionale di porre rimedio ad ogni problema?

Esatto, il senso è proprio quello. E' il classico "tira a campà" che si sente in ogni angolo delle nostre città. E' croce e delizia del meridionale, sembra non importare il problema e voltare l'angolo spesso resta l'unica opportunità, ma riusciamo anche in un certo senso a superare momenti difficili con quest'aria di apparente superficialità. Apparente, perché resta un grido. Il personaggio grida e si accascia al suolo, quasi sconfitto dalle vicissitudini. Il finale è un po' un enigma per molti. Mi è capitato spesso di confrontarmi con qualche spettatore che mi chiedeva il perché di un finale così in sospeso. Il motivo è semplicemente che non c'è finale, né soluzione alla storia. Non c'è, perché non c'è questione da risolvere, semplicemente bisognerebbe prendere coscienza. Un finale dal riso amaro, come del resto lo è troppo spesso la realtà.

8) Giuseppe amico di Gianni si sente un fantasma, perché discriminato in quanto meridionale. "Meglio disoccupato a casa mia" esclama. Ancora oggi esistono discriminazioni fra nord e sud? Non siamo sempre un sud di qualcuno?

Siamo sempre un sud di qualcuno è vero. E' infatti quanto già ho detto in precedenza, siamo -bene o male- diversi tutti tra noi. Altro tema che è quello caro al personaggio Peppe, è la solitudine nella quale verte la maggior parte delle persone che intraprendono un viaggio simile per trovare un "posto" migliore rispetto a quanto la propria città offra. Milano è vista come un mondo distante e nemico agli occhi dell' "emigrante", perché gli italiani ancora emigrano tra le proprie città, come se si varcasse la frontiera. Nell'epoca dell'Europa Unita, ancora non riusciamo ad essere "uno" tra connazionali. La discriminazione territoriale è, come dicevo, uno dei pretesti dai quali sono partito per la stesura della sceneggiatura. Troppe volte siamo stranieri nella città accanto alla nostra.
9) Le risate non mancano sopratutto grazie alle movenze di Niki (Nicola Landi) che alla fine si rivela la chiave di volta per il finale. In base a cosa hai strutturato il personaggio?
Niki è la vera anima dello spettacolo. E' sua la frase che da il titolo alla rappresentazione e il suo muoversi nel tempo scenico, rispecchia in pieno l'andatura della linea emozionale della commedia.

Un plauso va fatto a Nicola che egregiamente assolve al compito assegnatogli, e con lui tutti gli straordinari interpreti che si sono prestati anche a pochi secondi di scena, e non solo. Partecipano tutti a tutte le fasi dello spettacolo, dal caricare il camion per le scenografie, alla pubblicità su facebook, youtube e twitter. Il progetto Le Ombre cerca di farsi strada e se ci sta riuscendo è soprattutto grazie all'apporto delle eccezionali persone che mi circondano.
10) Mi dicono che
"La luce cade sugli oggetti, sugli attori e li illumina. Ma ciò che la luce crea è l'ombra. Siamo tutto ciò che resta dietro, tutto ciò che non è in luce, ma è scaturito dalla luce."

mercoledì 21 agosto 2013

Alla scoperta del tè cinese ...

L’imperatore Shénnóng (神農) durante i rituali e le preghiere era solito bere acqua sorgiva scaldata a fuoco vivo. Un giorno in quella tazza di acqua caddero delle foglie di Camelia, dando immediatamente all'acqua un sapore unico, seducente. 
Forse così nacque il tè in Cina e al di là dei racconti leggendari è seriamente difficile risalire con certezza all'epoca storica in cui il tè è diventato una bevanda con un suo status culturale.

"Nelle redazioni più antiche (III secolo d.C.) dello Shénnóng běncǎo jīng (神農本草經), trattato di medicina e di classificazione delle erbe attribuito al mitico Shénnóng, non compare alcun riferimento al tè, ma la prima classificazione del tè in questa opera compare solo nella redazione del VII secolo. Un riferimento al tè potrebbe comparire nella ode, tra le altre, n.35 dello Shī jīng (詩經),opera la cui redazione è iniziata presumibilmente prima del X secolo a.C. e la cui sistematizzazione è attribuita a Confucio (VI secolo a.C.). Tuttavia è molto probabile che il carattere che vi compare, 荼 (tú) indichi una pianta differente dal tè, il sonchus oleraceus. Infatti l' Ěryǎ(爾雅,Dizionario letterario) opera risalente per alcune parti al III secolo a.C.offre come definizione di 荼 (pinyin tú) il termine 苦菜(pinyin kǔcài, erba amara), che corrisponde proprio al sonchus oleraceus, erbatutt'oggi utilizzata nella cucina cinese. Lo stesso Ěryǎ descrive il carattere 檟(pinyin: jiǎ) con il carattere 荼 (pinyin tú)qualificandolo come amaro. Guō Pú (郭璞, 276-324) nel suo "Commento all' Ěryǎ" (爾雅注, Ěryǎ zhù) spiega che 檟(pinyin: jiǎ) è una pianta da cui si ricava un infuso: le prime foglie sono chuăn quelle più tardive sono tú, in questo caso, invece, l'autore potrebbe riferirsi proprio alla piante del tè.Nel Sānguó Zhì (三國志, III secolo) compilato da Chén Shòu (陳壽, 233-297) viene riportato che Sūn Haò (孫皓,regno: 264-280) l'ultimo imperatore del Regno di Wú (吳)nel corso di un banchetto fece segretamente servire del chuăn al posto del vino di cereali al grande precettore Wéi Yào (韋曜). Nel Guǎngyǎ ( 廣雅/广雅) redatto da Zhāng Yī (張揖,?-227/232) viene riportato che nel Sichuan e nello Hubei le foglie di tè dopo essere state raccolte venivano pressate in tavolette e quindi arrostite fino a prendere un colore argilloso, infine sminuzzate per le infusioni o i decotti in cui venivano aggiunte cipolla, zenzero e scorza di mandarino."

Anticamente, il tè veniva preparato per ebollizione, ed il primo a portare nota di questa tecnica è stato il grandissimo Lu Yu, un`eremita Cinese che viveva sui monti esclusivamente per il piacere del culto sul tè, e autore non solo di poesie e commedie ma anche del testo più importante sulla cultura del tè di tutti i tempi: Cha Ching (Il canone del tè).

Ma oggi è possibile fare un buon tè cinese a casa propria?





Mi dicono che ...
« Le circostanze nelle quali si beve hanno motivi profondi! Per placare la sete si beve acqua, per dare conforto alla melanconia si beve vino, per scacciare il torpore e la sonnolenza si beve tè. »

Lù Yǔ, Chájīng, cap. VI