domenica 26 aprile 2015

Il Ciclo-Man

Avete mai conosciuto un uomo che possa essere definito Ciclo-Man?

Facciamo insieme questo viaggio antropologico alla scoperta di una tipologia di uomo (non temete arriverà anche il momento per le donne) ed oggi conosceremo il Ciclo-Man. Ma chi è? Come riconoscerlo e sopratutto come comportarsi se si incontra?

Pochi consigli ed arginerete il fenomeno (oltre che avrete la possibilità di salvarvi!)


Chi è il Ciclo-Man?

Uomo uguale a tanti gli altri, forse virile o forse no, ma di sicuro sente l'esigenza minimo una volta al mese di litigare proprio come una donna in preda al ciclo mestruale. Crede di avere tutte le verità perché è un superuomo, ma purtroppo scivola sempre di più nella sfera femminile. Cerca di essere sempre fashion nell'abbigliamento, in quanto nella coppia è lui che deve essere guardato e ammirato e non la sua donna. Paga sempre il conto ma appena può deve farlo notare alla sua compagna, sente l'esigenza di dover essere libero ma anche quando lo è ha bisogno di affermarsi continuamente perché in fin dei conti non è maturo. Non ascolta, non ne ha bisogno perché ha il potere proprio come una donna quando crede di aver ragione. Ama le sue passioni e non condivide tutte le altre. Non è mai spensierato: se ha problemi li riversa sulla sua compagna, se non li ha se li crea. Di solito non ama molto gli altri quanto se stesso, ma quando capita avvelena la relazione con il suo protagonismo.

Cosa fare, dopo aver incontrato un Ciclo-Man?

State alla larga! Sopratutto se non si maschera. Ma ahimé molti Ciclo-Man fingono di essere le persone più eccezionali che esistono al mondo. 
Ma donne non temete: potete farcela!

a) Se vi rinfaccia il conto del ristorante, quasi facendo allusione che vi mantiene:
Siate signore! Lasciatelo immediatamente e se si giustifica che è un ragionamento o un info, lasciatelo! Lasciatelo se dice "scusa ma io volevo dire", perché il 99 % dei casi era proprio perché voleva dire così come ha detto.

b) Se si crea un litigio senza una ragione fondata:
Lasciatelo! Non avete bisogno di uno psicopatico! Non avete bisogno di stare dietro alle lune o agli ormoni di un uomo: bastano i vostri. Non giustificatelo, ma cercate di vedere le cose così come sono avendo coraggio di affrontare tutto il dolore che comporta. Non dimenticatelo: siete capaci di sopportare tutto il dolore che comporta.

c) Se vi dice ti amo e il giorno dopo vi lascia:
Ridete a crepapelle, perché siete state con un non uomo, che è capace di fingere. Non è capace di prendersi cura di voi e non avete bisogno di un tipo del genere. Il Ciclo-Man non può mettere le radici a causa della sua volubilità, non tentate di corrergli dietro, anzi gridate al mondo "Mi sono salvata".

d) Se ritorna da voi...
Scegliete. Scegliete cosa è meglio per voi, non per lui e non dimenticate che avete una dignità profonda. Non dimenticate che chi può amarvi meglio di chiunque altro siete proprio voi e non potete correre il rischio di perdere altro tempo con chi non vi rispetta, con chi non vi ama.


Mi dicono che...
Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.
Susanna Tamaro

martedì 14 aprile 2015

Parole a sproposito

Vi è mai capitato di parlare a sproposito /a vanvera?

Capite di parlare a sproposito quando l'aria intorno a voi si gela, si condensa e si ferma. Purtroppo le parole sono uscite e non c'è molto da fare. L'imbarazzo delle persone che hanno ascoltato è molto palese, ora bisogna fare qualcosa (quando si offende qualcuno e non ci si scusa immediatamente, ahimè c'è poco da fare, dovete solo sperare che l'offesa non sia molto grave).


Regola num. 1: Sorridere

Quando parlate a sproposito e ve ne siete accorti, sorridete! Sorridete, sorridete e sorridete! Se sorridete qualcuno può partire con una fragorosa risata travolgente che non consente a qualcun altro di riflettere sulla stupidaggine che avete detto. Sorridete e cambiate discorso, così da uscire dall'imbarazzo.

Regola num. 2: Dissimulare

Cercate di essere abbastanza capaci di non far notare il vostro scivolone, altrimenti ponete rimedio. Cercate di determinare repentinamente la gravità di quanto avete detto e in base al peso cercate di dissimulare il misfatto. Cercate di non perdere il contatto visivo con la persona con cui parlate, non va affatto a vostro vantaggio.



Regola num. 3: Cambiare discorso

Dite quelle frasi tipiche che dite di solito per uscire dall'imbarazzo: immediatamente l'attenzione del vostro interlocutore offeso cambierà e sarà più accondiscendente. Cambiare discorso non è facile: fate attenzione a non mettervi ancora di più nei pasticci. Forse è il caso di creare un piccolo bagaglio culturale di stampo retorico per poter sopperire alle tipiche figure di merda!

Regola num. 4: Comunicare con il corpo

Comunicate con il corpo il vostro imbarazzo, così chi ha subito il vostro scivolone può accorgersi che non volevate ferirlo. Cercate di non trattenere alcuna reazione del corpo così da poter dire "oh cavolo, ma come mi è venuto in mente di dire questa cosa!". Cercate di dire con il silenzio, con il corpo (o come pare a voi) il vostro disagio: non è mai sbagliato comunicare emozioni.


Regola num. 5: SCUSARSI

Chiedere SCUSA è l'atto umano più umano, troppo umano. Dire una semplice frase "scusa io non volevo dire quanto ho detto, ma ora ti spiego meglio" non è sbagliata. Ma ricordate: non deve essere un'abitudine. Sconfessare continuamente quanto si dice non consente di accrescere la vostra credibilità, ma chiedere scusa è l'atto più gratificante che una Persona possa fare ad un'Altra Persona. Persona e Persona, l'uno di fronte all'altro, si chiedono SCUSA: segno di civiltà, di buon senso, di buon cuore, di amore verso se stessi e verso gli altri.


Mi dicono che
"Per bene che si parli, quando si parla troppo, si finisce sempre per dire delle bestialità".
Alexandre Dumas (padre), Il cavaliere d'Harmental, 1842

sabato 4 aprile 2015

Esame di Immaturità

Che cosa significa maturità? Ovviamente è necessario fare una ricerca.


Questa definizione non è adeguata. Di solito riconosciamo come immaturo un uomo che intende vivere alla giornata, avere lo zainetto dietro alla porta pronto ad indossarlo. Si crede anticonvenzionale, pronto a non riconoscersi nei ruoli che la società vorrebbe dargli perché non vuole una famiglia, non vuole figli e stringe rapporti con le donne che sono destinati a finire

Di solito riconosciamo come immatura quella donna che intende vivere senza un uomo per paura di soffrire e che tenta di puntare sulla sua realizzazione personale, sapendo sin da subito di essere incompleta.

Ma quando si è immaturi? Quando si è soli?

Siamo abituati a dare una connotazione esclusivamente negativa all'esser soli (che è diverso dalla solitudine): pensiamo immediatamente di ritrovarci in questo stato penoso senza la nostra volontà, senza esserne stati parte attiva, e riscontriamo pensieri di abbandono, che rendono estremamente difficile reagire a questa condizione.

La capacità di essere soli si riferisce ad una modalità più attiva di vivere la solitudine: una condizione positiva e piacevole, a volte anche ricercata, nella quale è pienamente presente la nostra capacità di incidere e di essere nel mondo con la nostra individualità e creatività. In questa capacità ci differenziamo per il grado e il tempo in cui l’abbiamo acquisita.


Siamo soliti sentir dire che la capacità di godere della solitudine sia una conseguenza dello star bene con se stessi, come se lo star bene con se stessi sia qualcosa che possiamo acquisire magicamente e per di più da soli, con l’ausilio dell’autosuggestione o magari esercitandoci, così come un tempo abbiamo fatto per apprendere la matematica o un’abilità sportiva. Il presupposto, per chi la pensa così, è che dobbiamo convincere noi stessi di essere perfetti e quindi eliminare le nostre incertezze o i nostri falsi costrutti. Dunque dobbiamo bastare a noi stessi! In realtà, le cose non stanno proprio così: nessuno di noi è perfetto e lo sappiamo. La difficile capacità di star soli e di godere della solitudine si forma nel primo periodo di vita, in compagnia di qualcuno che è in una speciale sintonia “con noi”; così come, per alcuni adulti può diventare una conquista, attraverso l’esperienza di una relazione altrettanto speciale.

La difficoltà di stare soli è il termometro della nostra “maturità affettiva” e tanto ha a che vedere con tutte le nostre relazioni: se non siamo capaci di vivere serenamente e fruttuosamente il nostro star soli, anche il più saldo dei legami, prima o poi, sarà minacciato e ne subirà conseguenze negative. Se tanto ci preme la nostra vita sentimentale e lavorativa, invece di ricorrere a facili ricette, dovremmo capire il perché fuggiamo, o viviamo tanto male, quella condizione ideale per ritrovare noi stessi.
Ciò che occorre è la consapevolezza del perché fuggiamo in continuazione dalla possibilità di fermarci a riflettere, del perché passiamo da una relazione ad un’altra senza soluzione di continuità, del perché mettiamo in moto tensioni di coppia pressando e interpretando i silenzi del partner, del perché non sappiamo ritrovare piacevolmente noi stessi e la nostra individualità dopo esserci fusi con il nostro partner.

Ma non c’è da disperarsi e da continuare a star male perché, anche in età adulta, se siamo supportati da una buona motivazione, se davvero vogliamo essere più consapevoli di noi stessi, delle nostre difficoltà e dei nostri comportamenti, è possibile migliorare e cambiare. La capacità di star soli si acquisisce in presenza di qualcun altro, così come un tempo avrebbe dovuto accadere con un buon ambiente di sostegno, quindi è dalla relazione stessa che gradualmente ci si arriva, ma deve essere una relazione particolare, una relazione di fiducia, magari quella che si crea dopo che ci si ama per lungo tempo.




Mi dicono che
"Le azioni dell'uomo sono lo specchio dei suoi pensieri"
V. S.