sabato 4 aprile 2015

Esame di Immaturità

Che cosa significa maturità? Ovviamente è necessario fare una ricerca.


Questa definizione non è adeguata. Di solito riconosciamo come immaturo un uomo che intende vivere alla giornata, avere lo zainetto dietro alla porta pronto ad indossarlo. Si crede anticonvenzionale, pronto a non riconoscersi nei ruoli che la società vorrebbe dargli perché non vuole una famiglia, non vuole figli e stringe rapporti con le donne che sono destinati a finire

Di solito riconosciamo come immatura quella donna che intende vivere senza un uomo per paura di soffrire e che tenta di puntare sulla sua realizzazione personale, sapendo sin da subito di essere incompleta.

Ma quando si è immaturi? Quando si è soli?

Siamo abituati a dare una connotazione esclusivamente negativa all'esser soli (che è diverso dalla solitudine): pensiamo immediatamente di ritrovarci in questo stato penoso senza la nostra volontà, senza esserne stati parte attiva, e riscontriamo pensieri di abbandono, che rendono estremamente difficile reagire a questa condizione.

La capacità di essere soli si riferisce ad una modalità più attiva di vivere la solitudine: una condizione positiva e piacevole, a volte anche ricercata, nella quale è pienamente presente la nostra capacità di incidere e di essere nel mondo con la nostra individualità e creatività. In questa capacità ci differenziamo per il grado e il tempo in cui l’abbiamo acquisita.


Siamo soliti sentir dire che la capacità di godere della solitudine sia una conseguenza dello star bene con se stessi, come se lo star bene con se stessi sia qualcosa che possiamo acquisire magicamente e per di più da soli, con l’ausilio dell’autosuggestione o magari esercitandoci, così come un tempo abbiamo fatto per apprendere la matematica o un’abilità sportiva. Il presupposto, per chi la pensa così, è che dobbiamo convincere noi stessi di essere perfetti e quindi eliminare le nostre incertezze o i nostri falsi costrutti. Dunque dobbiamo bastare a noi stessi! In realtà, le cose non stanno proprio così: nessuno di noi è perfetto e lo sappiamo. La difficile capacità di star soli e di godere della solitudine si forma nel primo periodo di vita, in compagnia di qualcuno che è in una speciale sintonia “con noi”; così come, per alcuni adulti può diventare una conquista, attraverso l’esperienza di una relazione altrettanto speciale.

La difficoltà di stare soli è il termometro della nostra “maturità affettiva” e tanto ha a che vedere con tutte le nostre relazioni: se non siamo capaci di vivere serenamente e fruttuosamente il nostro star soli, anche il più saldo dei legami, prima o poi, sarà minacciato e ne subirà conseguenze negative. Se tanto ci preme la nostra vita sentimentale e lavorativa, invece di ricorrere a facili ricette, dovremmo capire il perché fuggiamo, o viviamo tanto male, quella condizione ideale per ritrovare noi stessi.
Ciò che occorre è la consapevolezza del perché fuggiamo in continuazione dalla possibilità di fermarci a riflettere, del perché passiamo da una relazione ad un’altra senza soluzione di continuità, del perché mettiamo in moto tensioni di coppia pressando e interpretando i silenzi del partner, del perché non sappiamo ritrovare piacevolmente noi stessi e la nostra individualità dopo esserci fusi con il nostro partner.

Ma non c’è da disperarsi e da continuare a star male perché, anche in età adulta, se siamo supportati da una buona motivazione, se davvero vogliamo essere più consapevoli di noi stessi, delle nostre difficoltà e dei nostri comportamenti, è possibile migliorare e cambiare. La capacità di star soli si acquisisce in presenza di qualcun altro, così come un tempo avrebbe dovuto accadere con un buon ambiente di sostegno, quindi è dalla relazione stessa che gradualmente ci si arriva, ma deve essere una relazione particolare, una relazione di fiducia, magari quella che si crea dopo che ci si ama per lungo tempo.




Mi dicono che
"Le azioni dell'uomo sono lo specchio dei suoi pensieri"
V. S.

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