giovedì 15 giugno 2017

Perché dire si durante la tempesta

La filosofia. La mia passione e il mio tormento. Poi se si accosta il termine scrittura, si ha una combinazione esplosiva. Se si aggiunge, poi, una serie di cambiamenti esistenziali, subentrano le solite domande, del tipo dove vado? Ho imboccato la strada giusta? Quanto dei subire?
Ecco, pronta per una bella notte insonne, in cui il byte, che di solito ferma le mascelle affette da bruxismo, non serve praticamente a nulla. 
E si va a capa dei pensieri. Si torna indietro nel tempo ad un anno fa, in cui la vita sembrava ugualmente spaventosa, ma stava trascorrendo con un senso di serenità per la fine di un duro percorso di studio, l'avventura della ricerca. Quanta fatica e quanto sudore, ma è sempre meglio non palesarlo perché nessuno vuole saperlo. A nessuno interessa la fatica, la sofferenza o il sacrificio di qualcuno, oggi interessa il conseguimento del risultato. Così come a nessuno interesserà questo post e questo mi dà un senso di sollievo (caro lettore, non ho alcune intenzione di rileggermi nulla. Voglio avere una presunzione altisonante e credere che almeno una volta nella vita sono stata perfetta, non ho fatto alcun errore).
I volti si susseguono nella mente, rapporti amicali che potevano essere approfonditi, si sono ridotti ad un semplice ricordo e la ragione risiede nell'indifferenza di non volerli coltivarli. Una zanzara osa ronzarmi intorno, non capendo il pericolo di vita che le incombe sulla sua piccola struttura: è furba, vaga quatta senza destare alcuna sensazione di pericolo, ma ha avuto l'ardire di avvicinarsi troppo alle salviette alla citronella. Povera zanzara! Ha esalato il suo ultimo respiro a causa della puzza di citronella. Io sono un po' come lei, ronzo alla ricerca di nuovo nutrimento che soddisfi la fame dello spirito e poi muoio a causa della citronella. Un classico. Alcuni si aspettano di vivere la vita a pieno e senza impedimenti, ma capita sempre quel sassolino che ti fa cadere e perdere i denti. Qualcuno potrebbe dire che il bicchiere è mezzo pieno e non mezzo vuoto e a tal proposito rispondo che questo dannato bicchiere è la metafora più triste che l'essere umano potesse inventare per descrivere dei momenti della sua vita. Ma perché  la vita può essere contenuta? Ma poi, proprio da un bicchiere? Meglio da un piatto, che se pieno risulta molto può avvincente come immagine.
Bando alle chiacchiere da bar e veniamo al dunque, giusto per dare un senso a tutto questo: basta parole in libertà, basta moralismi e sentimentalismi, basta non arrivare al dunque, basta con l'inquietudine. Sembra il caso che io mi stacchi dal pc e sperimenti la morbidezza del letto, perché si sa quando si vive nella tempesta è meglio dire si e non aver paura.

Mi dicono che
"Con la costanza e con la perseveranza si arriva tutti ai grandi risultati attesi, che corrispondono non tanto alle vittorie in sé, quanto piuttosto alla progressiva scoperta dei nostri limiti".
GABRIELLA DORIO

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