martedì 21 agosto 2012

Potere religioso VS Potere politico


 

Entra in scena in stato di grande turbamento Penteo, a cui è giunta notizia che le donne hanno lasciato le case perché fingendo di essere ispirate da un nuovo dio, mentre in realtà, come Cadmo penserebbe, semplicemente adorando Afrodite.
Ora da buon re, Penteo non può fare altro che ripristinare l’ordine, arrestando le donne e punendo severamente il colpevole. Dioniso, nelle sue parole, è un mago, un incantatore, ha riccioli biondi e profumati, ha occhi lucenti in cui risplendono le grazie di Afrodite, ma gli verrà staccata la testa dal collo. Nota i due anziani, li ritiene ridicoli tanto da deriderli. Accusa Tiresia di essere lui stesso ad introdurre il nuovo culto, di aver concesso vergognosamente il vino alle donne, di essere salvo solo  per il fatto di essere vecchio;  nel caso contrario, avrebbe subito lo stesso trattamento riservato alle donne, sarebbe finito in catene.  L’indovino, difendendosi con solide argomentazioni, accusa il re tebano di essere avido e un cialtrone, rimproverando aspramente il suo comportamento immorale:
TIRESIA: “Quando un saggio inizia un discorso giusto non è difficile parlare bene. Ma tu fai correre troppo la lingua, come se fossi assennato,e invece non c’è nessun buon senso nelle tue parole. Quando un uomo è potente, e anche capace di parlare bene Diventa un cittadino cattivo, se ha poco senno”.
 Tiresia descrive Dioniso come una sorta di profeta che infonde una forza divinatoria attraverso l’invasamento bacchico e la follia. Invita il re a persuadersi del fatto che tra gli uomini non conta solo il potere, ma anche la virtù: infatti donne avranno comportamenti conformi alla morale greca solo se eserciteranno la virtù. Penteo è adirato, non crede che nella sua terra ci possa essere qualcuno più potente di lui, vuole catturare lo straniero, lo vuole interrogare in modo da stabilire definitivamente chi è che comanda. Ma come ben ricorda Tiresia, Penteo nel suo nome ha la morte (pentos significa lutto)e in quanto pazzo dice pazzie. Il suo comportamento empio spinge il coro ad innalzare un canto a Osia, la dea della santità e della purezza rituale. Il coro è ben incastonato nella scena: da un lato insiste sulla connessione tra la religione dionisiaca e la fede dei phauloi, degli umili, dall’altra contempla nella sfera delle possibilità gli effetti della realizzazione del mondo dionisiaco, un mondo di gioia e serenità in cui la magia e la forza del vino liberano l’essere umano da ogni dolore. Il mondo auspicato è un mondo in cui trionfano l’amore e il canto, in cui le Grazie e il Desiderio vivono. Quanto prospetta il coro è in netta contrapposizione con l’atmosfera di Tebe. La tensione dello scontro dialettico tra Cadmo, Tiresia e Penteo si stempera con la delineazione di luoghi lontani, che entrano in contrasto con l’aria angustiante della città, in preda al panico e al disordine. Il desiderio di fuga che traspare dal coro è pienamente giustificata. 

Immagini tratte da google
Tratto da: Genealogia di una categoria filosofica: il sistema dionisiaco di Creuzer



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