martedì 11 novembre 2014

C’era una volta la “new economy”

Il world wide web, internet e l’utilizzo diffuso delle nuove tecnologie negli Usa alla fine degli anni novanta, aveva convinto e illuso un manipolo di analisti di mercato e imprenditori che il web era “la nuova corsa dell’oro”: l’idea di new economy era la creazione di un nuovo mercato basato sulla rete globale, prevedendo che le aziende dovessero “posizionarsi” su internet. Questo fenomeno provocò la prima "bolla speculativa" del nuovo millennio, causata da un crescente mercato di expertise arruolata dalla alta finanza per assistere le aziende create dal nulla che sarebbero state rivendute in borsa per cifre astronomiche.

L’esplosione della bolla e il rallentamento dell’economia americana convinse tutti che internet è un efficace strumento di comunicazione che riduce i costi di trasferimento delle informazioni. Oggi qualunque utente di un paese avanzato, ad esempio, può reputare internet uno strumento democratico, limitando le critiche a questioni di tipo tecnico o economiche: con questa affermazione si può mistificare quanto di più oscuro si cela dietro l’apparente utilizzo di strumento falsamente innocuo.  Nessun profano mette in dubbio la potenza e la velocità con cui si possono reperire informazioni attraverso internet, l’immediatezza nelle comunicazioni e l’innovazione verso un uso multitasking grazie alla combinazione di variegati dispositivi, ma il problema non percepito è come viene gestito e riutilizzato questo magma di informazioni: in realtà foggiando le categorie politiche do inclusione e competizione/opposizione di Robert Dahl con l’inclusività degli utenti di internet e i loro diritti civili si scoprirà che paesi avanzati come gli Stati Uniti, pur assorbendo un elevatissimo numero di utenti, quest’ultimi devono scontrarsi con un’amara realtà in cui le “regole del gioco” sono decise  in alto: dopo l’11 settembre 2001 la presidenza di Bush ha autorizzato il "personale competente" di intercettare enormi flussi di informazioni, in particolare da e verso l’estero. Un esempio di questo tipo di operazione è la controversia legale Hepting vs AT&T, che avrebbe catturato una grande quantità di dati presso il gateway (dispositivo di rete che veicola il traffico di informazioni a livello locale) di San Francisco, alle porte della Silicon Valley.
La logica americana di controllo delle informazioni è in realtà basata su scelte logistiche adottate dalle amministrazioni precedenti, in particolare il FISA (Foreign Intelligence Security Act) del 1978, come è stato rivelato da New Scientist. Il FISA autorizzava l’acquisizione di dispositivi per la cattura di informazioni di 60 paesi tra l’Europa e l’Asia mentre oggi, non contando le leggi e i provvedimenti per la lotta alla pedopornografia o alla tutela del copyright delle industrie musicali e cinematografiche, la fuoriuscita di segreti di stato come quelli emersi grazie alle recenti dichiarazioni di Snowden hanno lasciato emergere un quadro globale in cui l’NSA (National Security Agency) domina il cyberspazio controllando telefonate o dati di internet godendo dell’appoggio di agenzie di sicurezza amiche, soprattutto quella britannica, e adottando con Londra gli esagerati flussi di comunicazioni del vecchio continente. Lo scandalo internazionale a nulla è servito nell’arrestare “il grande sacco” di Zio Sam infatti, secondo le recenti dichiarazioni di Julian Assange, quei volponi dell’Agenzia di Sicurezza hanno stretto delle partnership con il network più frequentato del momento e il motore di ricerca più famoso al mondo, due belle aziende vicine di casa situate nella Silicon Valley (precisamente nei pressi di Mountain View), riuscendo a mettere le mani sulle loro ricche e forbite informazioni estratte senza alcuna fatica, anzi con la stessa autorizzazione dell’utente.
L’era della new economy sembra ormai acqua passata sotto il Golden Gate: dall’utopia degli analisti di mercato siamo passati ai “creativi mercenari”, gente come Zuckerberg, Larry Page o Vincent Cerf e Bob Kahn (questi ultimi due signori sono gli inventori della rete!) che hanno rinunciato già da tempo agli ideali di gioventù barattandoli con miliardi di dollari, quotazioni in borsa e riconoscimenti. Infatti Vincent Cerf e Bob Kahn sono gli inventori di qualcosa di straordinario, dei veri visionari, profeti di un sistema libero e anarchico che in realtà è esistito solo nelle loro idee, perché limitato alla sua strumentalità.
Il genere umano è riuscito a riprodurre parallelamente un sistema pseudo democratico che in realtà somiglia molto a quella democrazia degenerata di Aristotele, confinante con l’idea di poliarchia elaborata Robert Dahl: internet come mezzo assume lo status di luogo di scambio delle informazioni e delle idee ma è  regolato tecnicamente da chi possiede l’expertise, la conoscenza e gli strumenti, per cui la poliarchia può scadere in realtà in oligarchie o peggio, in egemonie (à la Gramsci).  Assange quando dice che “ogni organizzazione poggia su una montagna di segreti”, suggerisce che solo per casi limite (come la Cina) internet è un’egemonia mentre gli Stati Uniti non sono né una poliarchia né un’oligarchia. Internet è solo politeia buia, regolata da scelte ignote e retta da un popolo consenziente.


Mi dicono che
"La new economy è una cosa molto seria nei suoi effetti. Mai nella storia del capitalismo si era assistito a uno spostamento a uno spostamento così rapido e colossale e spesso arrischiato di mezzi finanziari"
Giorgio Bocca

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