martedì 12 maggio 2015

Una parola: sfiga!

Mi dicono che 
Non bisogna essere superstiziosi. Oltre tutto porta male.
Luciano De Crescenzo, I pensieri di Bellavista, 2005


Il termine superstizione deriva dal latino (superstitio parola composta da sùper, sopra, e stìtio, stato): Cicerone nella sua opera De natura deorum definisce “superstiziosi” coloro che pregavano insistentemente le divinità affinché i loro figli sopravvivessero, fossero cioè superstiti (ovvero sani e salvi). Il termine ha poi assunto nei secoli un significato più ampio: infatti si intende quell'atteggiamento di prudenza di un soggetto per prevenire le ritorsioni di contingenze negative.

La superstizione è un fenomeno estremamente diffuso, praticamente universale, non esiste infatti Paese al mondo che possa dirsi totalmente indenne da pratiche di tipo superstizioso.Curiosamente, la superstizione è un fenomeno che riguarda moltissime persone a prescindere dal loro grado di cultura (quantunque l’ignoranza rappresenti una condizione facilitante gli atteggiamenti superstiziosi), classe sociale, razza o sesso.
Ma cosa ci consente di definire qualcuno come persona superstiziosa? In linea generale, si tratta di un soggetto che ripone un certo grado di fiducia in atti ai quali vengono attributi poteri misteriosi che sarebbero in grado o di favorire un evento di tipo positivo oppure di scongiurarne uno di carattere negativo. Una persona che crede di essere colpita dalla sfiga non può essere considerata equilibrata in quanto non è capace di usare correttamente il proprio potere razionale; siamo quindi di fronte a un soggetto caratterizzato da una personalità irrazionale di tipo nevrotico, una di quelle probabilmente più distanti dallo spirito del Well-being. Per una persona non superstiziosa è veramente arduo, per non dire impossibile, comprendere come si possa pensare che l’indossare un abito di un determinato colore in un certo giorno dell’anno o il portare sempre con sé un determinato oggetto “portafortuna” (si pensi a chi non si separa mai dal proprio “cornetto rosso”) possano modificare in meglio il proprio destino o scongiurare chissà quali disgrazie. Sarebbe sufficiente osservare il fatto che nella maggior parte dei casi, nonostante il gesto superstizioso, l’evento sperato non si verifica o comunque si verifica di rado e, ovviamente, ciò avviene in maniera del tutto casuale; ciononostante, le circostanze in cui l’evento atteso si avvera vengono interpretate come prove della veridicità della relazione causa-effetto fra gesto ed evento.

Ma davvero questa forza cieca denominata sfiga regola la nostra vita?

Un'antica storia cinese può essere illuminante a tal proposito:

Una storia cinese narra di un vecchio contadino che possedeva un vecchio cavallo per coltivare i suoi campi. Un giorno il cavallo scappò su per le colline e ai vicini che consolavano il vecchio contadino per la sua sfortuna, questi rispondeva: "Sfortuna, fortuna, chi lo sa?". Dopo una settimana il cavallo tornò portando con sé dalle colline una mandria di cavalli selvatici, e questa volta i vicini si congratulavano con il contadino per la sua fortuna. Ma la sua risposta fu: "Fortuna? Sfortuna? Chi lo sa?". Poi accadde che suo figlio, mentre cercava di domare uno dei cavalli selvatici, cadde, rompendosi malamente una gamba. Tutti pensarono che si trattasse veramente di una grande sfortuna. Non il contadino, la cui unica reazione fu: "Sfortuna? Fortuna? Chi lo sa?". Qualche settimana più tardi, l'esercito entrò nel villaggio, imponendo a tutti i giovani abili la coscrizione obbligatoria: quando videro il figlio del contadino con la sua gamba rotta lo lasciarono stare. Questa fu una fortuna? Una sfortuna? Chi lo sa? 


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