mercoledì 20 luglio 2016

Padre

Racconto di Zeta B

* La pubblicazione del racconto inedito è stata autorizzata dall'autore


Padre

cosa ci faccio qui?-si domandò- io... io sono morto. L'ho visto, ero in una camera d'ospedale. Ho fatto un incidente frontale con una macchina, lo ricordo... ero alla guida della mia moto e poi quella macchina... una punto nera... come sono finito qui? In questa piazza piena di persone ad un concerto? Ero in ospedale, non lo posso dimenticare... camera 72 trauma cranico... le schegge erano conficcate nel mio cervello, ero in coma. Che sia stato un sogno? Impossibile, sarebbe stato troppo vivido... eppure sono qui... ma le persone sono strane,si muovono in modo strano senza andare a tempo con la musica. Il cantate stava suonando una cover di "Starway to Heaven"... il mio pezzo preferito dei Led Zeppelin, che sia un segno? Perché proprio quel pezzo? non capisco... troppi interrogativi nella mia testa e poche risposte.


 Cerco di divincolarmi dalla massa ma non è possibile, la massa non finisce... quale piazza è così grande da contenere tutte queste persone? Ancora un'altra domanda alla quale non so dare risposta... cercavo comunque di divincolarmi dalla folla maleodorante che mi circondava, era presente un forte odore di zolfo. Mentre cercavo invano di divincolarmi sentivo il cantante dire Lo stiamo perdendo! con una voce che non era la sua, nel testo questa frase non esisteva, lo conoscevo a memoria e non aveva senso, cosi mi girai verso di lui, non gli avevo permesso tante attenzioni come in quel momento. Rimasi sconcertato ... aveva una grossa barba e capelli lunghi bianchi, suonava con molta accuratezza quella canzone e chissà quante volte l'aveva suonata ... aveva un'accuratezza maniacale. Mentre lo fissavo, lui alzò la testa dalla chitarra e mi guardò, in mezzo a quel mare di folla, proprio me ma perché? Fu quello il momento in cui realizzai che era giunto il mio momento... scese dal palco e iniziò a venire verso di me molto lentamente. Compreso quanto stava accadendo, cercai di scappare ma, le persone intorno a me non mi facevano più passare anzi, mi fissavano in modo molto inquietante, iniziarono a perdere il colore della pelle, i vestiti e il colore degli occhi... 



Anche quella figura stava cambiando aspetto. mi raggomitolai in me stesso ad iniziai a piangere come mai avevo fatto nella mia vita. sentii una persona che mi chiamava, la sua voce l'avevo già sentita. alzai la testa e vidi che il cantante aveva ultimato la sua trasformazione: Aveva delle grandi corna molto alte a appuntite, gli occhi di un giallo color oro che sembravano penetrare la mia anima ed un colorito rosso vivo. iniziai a piangere ancora più forte di prima...avevo ormai realizzato che non mi sbagliavo, era arrivata la mia ora. lui mi guardò e mi intimò di non piangere e che anzi avrei dovuto esser felice "Perché?!" esclamai tra una lacrima ed un singhiozzo. Disse "figlio mio" ... mi si gelò il cuore... quella voce mi era familiare... l'avevo già sentita... nelle notti dove tutto tace e dove le paure riaffiorano, la sentivo provenire da dentro di me... con gli occhi ancora gonfi di lacrime cercavo di indietreggiare a carponi ma le forze mi abbandonavano, lo sentivo... rimasi stremato a terra. a quel punto si avvicinò ancora di più e mi sussurrò"non puoi scappare da me e tanto meno dal destino, tu sei mio figlio, il tuo posto è alla mia destra" cosi recitò una formula in sanscrito, non avevo mai sentito quella lingua ma, capivo ogni cosa che diceva... di lì a poco ebbi di nuovo la forza di alzarmi... sentì una calore inebriare il mio corpo... sentì la mia parte cattiva emergere... non l'avevo mai sentita così forte, sapevo che albergava dentro di me ma non pensavo fosse cosi potente... iniziai a ridere ed esclamai: "Padre solo Dio alla sua destra ha il figlio, tu non avrai questo privilegio" sentivo di essere più forte di lui, non esitai... lo uccisi subito staccandogli la testa dal collo e bevvi il suo sangue... la sua testa rotolava emettendo una risata diabolica... prima di morire sogghignò e disse "adesso ci credi che sei mio figlio?"


Mi dicono che
"La scrittura è l'ignoto. Prima di scrivere non si sa niente di ciò che si sta per scrivere e in piena lucidità".
Marguerite Duras

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