venerdì 28 agosto 2015

Salerno in Fantasy 2015

Abbiamo colto l'invito dell'Associazione Avalon di partecipare a questa manifestazione in onore della fantasia tenutasi a Salerno (tra la Villa Comunale e Palazzo Fruscione) questo giugno e abbiamo conosciuto Radio BoOonzo con la quale abbiamo fatto una serie di interviste.


Eccole!






Mi dicono che ....
L'uomo che non ha fantasia non ha ali per volare.
Muhammad Ali

mercoledì 26 agosto 2015

Le giornate d'autore della Dark zone


Partecipiamo alla giornata d'autore della Dark Zone (il cui gruppo Facebook lo troverete qui) e oggi conosceremo il romanzo di Caterina  Armentano, dal titolo  L'incanto di fantasia

Sinossi: In una notte sinistra e tempestosa, mentre i tuoni e i lampi dirompono tra cielo e terra, Minerva abbandona l’Olimpo per far visita a una bambina, relegata in una caverna da un intero villaggio. La piccola non ha un nome e ha una grave disabilità: non sa parlare, per questo si esprime tracciando disegni sui muri della caverna che la ospita. Minerva rimane affascinata da tante meraviglie, decide così di farle un dono. Le verrà dato un nome: Fantasia. La bambina capirà ben presto di poter dar vita a creature straordinarie, quelle del libro incantato che lei stessa creerà e che magicamente si animeranno: pere magiche, colori fatati, folletti dispettosi, draghi con poteri straordinari, re razzisti, fratelli intrepidi, chiavi che conducono in mondi alternativi, pozioni che inducono il sonno eterno. Fantasia si prenderà cura di tutte le sue creature, rivelandosi migliore di coloro che l’hanno abbandonata, dimostrando che la sua capacità di amare è più forte della Paura, della Solitudine e dell’Abbandono.


Per i contatti clicca qui

Diamo la parola all'autrice che risponde alle domande di Francesca Pace:

Perché una lettrice dovrebbe leggere il tuo libro? 

Ognuno di noi ha dentro di sé della magia, qualcosa di atavico che ci riporta all’essenza primordiale di noi stessi e della nostra Natura. Una sorta di viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio alla ricerca, non solo del nostro essere bambino, ma anche di tutti quegli elementi fondamentali che costituiscono la nostra essenza, fatta di sentimenti e sogni.  Le fiabe non sono altro che un viaggio a ritroso nel tempo, alla ricerca della nostra infanzia e di coloro che abbiamo perduto, allo stesso tempo ci pongono dinanzi alle nostre paure e ai nostri punti di forza, fanno sì che ingegno e fantasia collaborino dandoci la possibilità di “lottare” “combattere” e vivere avventure rocambolesche stando comodamente seduti sul divano di casa, ecco L’Incanto di Fantasia, vi darà quest’opportunità: un viaggio nel vostro spazio interiore e un’avventura a km zero da dove ritornerete vincitori. 


Che cosa c’è di innovativo e quali sono gli elementi di continuità con il genere o con la tradizione?

 Legati alla tradizione sono di certo gli elementi fondamentali della fiaba, quali le formule d'inizio e le formule di chiusura (C’era una volta e Vissero felici e contenti), le triplicazioni, l’allontanamento dell’eroe da casa verso un luogo ignoto, Il divieto, l’infrazione del divieto, l’aiuto magico, il viaggio, il riconoscimento dell’eroe, la trasformazione dell’eroe,  il lieto fine. Tutti elementi fondamentali che appartengo alla struttura della fiaba. Di innovativo invece troverete i personaggi, molto più coraggiosi e consapevoli di quelli a cui ci avevano abituati da bambini e soprattutto le tematiche: divorzio, la morte di una persona cara, il tradimento, la bellezza fisica, l’integrazione sociale, il razzismo, il riscatto sociale da un punto di vista lavorativo, il libero arbitrio. I personaggi sono prevalentemente femminili, e ogni bambina-ragazza sarà detentrice del suo destino, “spinta” a realizzarsi senza l’ausilio degli uomini. E l’unico bacio dato, per svegliare l’addormentata, non sarà “offerto” da un principe ma da una creatura scevra da qualsiasi desiderio di possesso. 


Che cosa ti ha spinta a scrivere?

In generale il mio desiderio di rendere “reale” tutte le mie fantasie. Sono stata una bambina eccessivamente fantasiosa, con la testa fra le nuvole. La mia maestre delle elementari capì che se non avessi imparato a gestire tutta quella fantasia mi sarei smarrita e nella vita avrei concluso ben poco. Così mi fece prendere in prestito, dalla biblioteca della scuola “La piccola principessa” di Burnett (avevo letto altre storie ma nulla di così impegnativo). Mi fu rivelato un mondo. Avevo otto anni e capii che volevo scrivere e che farlo era possibile. Misi su carta la mia prima fiaba in cui la principessa si chiamava Sally. Era un plagio bello e buono di Biancaneve, Cenerentola e la Bella Addormentata nel bosco. Da allora non ho più smesso (di scrivere, successivamente ho scoperto che il plagio è perseguibile legalmente!). 


Da che cosa è nata la storia? Quali sono state le fonti di ispirazione?

L’Incanto di Fantasia è una raccolta di dieci fiabe e due racconti fantastici, è nata negli anni (circa dieci) e con gli anni ho tagliato, limato, fatto ricerche e lasciato il file a “riposo” per molto tempo. Ogni storia è legata a un evento o un ricordo, un fatto personale che mi ha toccata nel profondo.  Sono state le emozioni a spingermi a scrivere queste storie, il desiderio di mostrare agli altri il viaggio verso il fantastico della bambina che è in me, riportato però a quello che accade nel mondo Il fantastico e il reale che collaborano. 


Quando scrivi? E come? in modo organizzato e continuo o improvviso, discontinuo?

Di mattina presto e la sera tardi. Sono gli unici spazi che riesco a ritagliarmi da quando ho due bambine. Scrivo tutti i giorni (se non scrivo revisiono) e quando non mi è possibile, per motivi che sfuggono al mio controllo, appunto le idee sull’agenda, così è come se avessi dato un incentivo al mio lavoro e tengo la mente impegnata sempre sullo stesso progetto. Altrimenti la concentrazione potrebbe cadere e riprendere a scrivere, da dove si è lasciati, non sarebbe tanto facile.


Quali strategie hai adottato per promuovere il tuo libro e che tipo di strumenti hai usato – e usi- per proporlo all'attenzione dei tuoi potenziali lettori?

Per quanto riguarda il web ospitate nei vari blogs, interviste, blog tour, recensioni, e pubblico qualche cards o tralcio nei vari gruppi addetti allo spam. Per quanto riguarda fuori, nel mondo reale, collaboro con molte scuole, tengo corsi di scrittura creativa e partecipo alle iniziative di varie associazioni.  Il contatto con il pubblico è fondamentale, altrimenti il lavoro dello scrittore diventa troppo solitario tanto da allontanarci da quella che è la realtà. In più ci fa crescere, sia come persone che come professionisti dandoci la spinta a fare meglio. 


Progetti per il futuro?

Sto rielaborando una raccolta di racconti che ho pubblicato nel 2008 “Sotto l’albero di mimosa” e che vorrei ripubblicare quest’anno con nuovo titolo “Amoricidio. Semi di sangue sparsi nel vento” e nuova cover. In più sto lavorando a un romanzo per adolescenti. Una storia d’amore tra due ragazzi diversi tra di loro che proveranno a rendersi migliori (Ci riusciranno?). 


Tre persone da ringraziare

Mio marito che mi ha sempre sostenuta in questo percorso difficile che è la scrittura. Le mie bambine che mi hanno dato il coraggio di riprendere a scrivere fantastico e storie per bambini e  la mia famiglia d’origine,  il principio di tutto. 



Mi dicono che

La fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione, né smussa l'appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà.

J. R.R. Tolkien




Epistula CCCCC del Corpus Valentinorum

Caro genere umano

accogli queste parole perché il mio silenzio non lo hai compreso. Accomodati dinanzi alla finestra del mondo e osservati passare: tu, genere umano, davanti a te stesso. Per un secondo e ribadisco solo per un secondo applicati a capire alcune cose che ti consentono di vivere meglio.

Io non lo so come sei fatto, cerco invano di conoscerti e comprenderti ma metti sempre a dura prova qualunque tipo di intelligenza media, come la mia. Per esempio non capisco la tua poca serietà nelle faccende serie, non capisco quando chiami fratello il Caino di turno, non capisco perché vuoi essere solo rinunciando all'amore quando poi è la tua componente più essenziale, non capisco perché ti ostini a lottare lotte che non ti appartengono solo per il gusto di indossare le armature. 

Ti amo genere umano, perché io appartengo a te. Amo il tuo odore di sudore che mi ricorda sempre la fatica che affronti tutti i giorni, amo la gioia dei tuoi successi, amo la tenacia che usi nell'affrontare la vita, adoro l'ambizione con cui osservi i casi della vita e mi commuovo quando mi regali un pezzettino di te, quando mi racconti chi sei e dove stai andando, quando condividi con me la tua vita, oh genere umano.

Ma consentimi un suggerimento: non puoi rinnegarti, non puoi agire a tentoni dilaniando tutto ciò che ti capita. Lascia scorrere la vita che ti è intorno e scoprirai dei segni impercettibili che puoi cogliere solo tu. Sogna ad occhi aperti, lasciati attraversare dal dolore umano quello più intimo tipico delle individualità più sole e viviti. Viviti ogni momento, ogni secondo per recuperare quel tempo speso in ricerche inutili e futili.

Caro genere umano, ti appartengo e non sai quanto. Confido nella sfera di possibilità che ti stanno di fronte per fare la scelta giusta, confido nella tua umanità a cui non rinuncerò mai, confido nella tua bontà e nella tua passione che spero non mi deludano mai. 

Ti abbraccio genere umano, ci vedremo un giorno e forse ci prenderemo un caffé.

V.

Mi dicono che
「薬あればとて 毒をこのむべからず」
 "Solo perche' possiedi l'antidoto, non devi diventare dipendente dal veleno"






venerdì 21 agosto 2015

Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile, e i tuoi malanni puoi dimenticar

"Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile, e i tuoi malanni puoi dimenticar" canta l'orso Baloo al piccolo Mowgli per insegnargli i trucchi della sopravvivenza. 

Bastano poche briciole, lo stretto indispensabile per dimenticare i proprio malanni? Sicuramente la misura è sempre lo strumento migliore non solo per sopravvivere ma anche per vivere discretamente, ma vivere di briciole o dello stretto indispensabile, quanto ci rende felice?

Bhè molto poco. Le briciole non soddisfano nel lavoro, negli affetti, nella vita.  Le briciole si incastrano in mezzo ai denti, appagano un minimo il pigolio dello stomaco ma non i crampi della fame. Le briciole possono indicare il percorso giusto da seguire ma forse non accontentano mai. 

Lo stretto indispensabile è "soggettivamente" soggettivo. Per un malato terminale è un giorno in più di vita, per chi sta affogando in mare è un salvagente, per chi è single un fidanzato/a, per chi desidera essere genitore un figlio, per chi non ha di cosa mangiare le briciole.


Dimenticare i propri malanni, forse solo non considerandoli malanni. Il trucco è cambiare strategia: usare resilienza. 

Il termine è stato preso in prestito dalla scienza dei materiali e di solito viene usato per indicare la proprietà di alcuni materiali di conservare la propria struttura o di riacquistare la loro forma originaria dopo essere stati sottoposti ad una deformazione della loro forma originaria. In psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà. Le persone con un alto livello di resilienza riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti: secondo Susanna Kobasa, una psicologa dell’università di Chicago, le persone che meglio riescono a fronteggiare le contrarietà della vita, quelle più resilienti appunto, mostrano contemporaneamente tre tratti di personalità, quali

l’impegno, ovvero la tendenza a lasciarsi coinvolgere nelle attività nuove;
il controllo, ovvero la convinzione di non essere in balia degli eventi;
il gusto per le sfide, ovvero la disposizione ad accettare i cambiamenti.


La resilienza non è una caratteristica che è presente o assente in un individuo; essa presuppone invece comportamenti, pensieri ed azioni che possono essere appresi da chiunque; inoltre avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita, non significa essere infallibili ma disposti al cambiamento quando necessario, disposti a pensare di poter sbagliare, ma anche di poter correggere la rotta. 

Mi dicono che
Chi possiede coraggio e carattere, è sempre molto inquietante per chi gli sta vicino.
Hermann Hesse


mercoledì 19 agosto 2015

Alla tavola della Principessa Costanza: dal 1480 al 2015

Altre foto le troverete qui
Nel 1480 Antonello Sanseverino, Principe di Salerno e Signore di Diano, sposa Costanza, figlia di Federico di Montefeltro, Duca di Urbino. Dopo le nozze, i principi si recano in visita a Diano (l'attuale Comune di Teggiano), dove per l'occasione il feudo ha organizzato in onore dei reali meravigliosi festeggiamenti.

Il Comune di Teggiano ha messo in scena questo avvenimento storico ed io ero lì con gli occhi da bambina in un mondo che è esistito in un giorno (per l'esattezza l'itinerario artistico-gastronomico nella Diano dei Principi Sanseverino si è tenuto nei giorni 11, 12 e 13 agosto).

L'aria sapeva di atmosfera medievale e il grande corteo storico in onore della principessa Costanza ha reso ancora più magica quel tempo senza tempo. Hanno sfilato i  Trombonieri Senatore di Cava de’ Tirreni, Tamburine e Sbandieratori dello Stato di Diano, Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze, Compagnia de’ Tre Leoni, I Falconieri dell’Irno, “Timbrel” Umbria Ensemble, Ensemble vocale Rosa Fresca Aulentissima e Canti de’ Monaci della Grancia di Buonabitacolo.

La Rievocazione del Consiglio Comunale del 1480 ha dato l'opportunità ad ogni spettatore di conoscere un'epoca in cui non potrà mai vivere e l'apertura dell’Officium de Cambio del Banco de lo Monte Pruno ha consentito a tutti i partecipanti di poter pagare con i soldi dell'epoca le leccornie, che potevano essere degustate per tutto il paese.

Persone dovunque e provenienti da ogni parte della Campania. Il caldo non eccessivo ha permesso di passeggiare per i vicoli del Comune di Teggiano, con il naso all'insù e la voglia di scoprire che cosa c'è "dietro l'angolo". Gli abitanti del luogo gentilmente ci hanno spiegato come avveniva la festa e ci hanno invitato a vedere l'assalto del castello, (il cui video è qui). Un tuffo nel passato con i piedi stanchi e gli occhi rivolti verso la battaglia: i soldati valorosi hanno assalito il Castello riuscendo a ferire tutte le guardie del principe Antonello Sanseverino.

Questa festa medievale consente a tutti di ritornare ad un tempo senza tempo, a sognare le botteghe e gli antichi mestieri. La domanda giusta è: perché solo una volta all'anno?



Mi dicono che
"Ma tu come fai a essere sempre così felice?" "Semplice, mi fa schifo la tristezza"
Margaret Mazzantini





Le giornate d'autore della Dark zone


Partecipiamo alla giornata d'autore della Dark Zone (il cui gruppo Facebook lo troverete qui) scoprendo i particolari più succosi del nuovo romanzo di Valerio Sericano, Il bosco di Nereiu

Sinossi: Questa è la storia di Nereiu, una ninfa di sorgente che vive da tempo immemore in una piccola località di campagna, guardiana del territorio e sacerdotessa di una religione ancestrale. La sua immortalità non è tuttavia quella di una dea perennemente giovane, forte e dotata di poteri straordinari, perché lei viaggia attraverso i secoli vivendo esistenze infinite, fatte di morti e altrettanti rinascite, che la costringono a ripetere ciclicamente tutte le diverse età della vita. Nereiu rivive continuamente i ruoli di figlia, sorella, moglie, amante, vedova, nonna, adattandosi in ogni sua vita alle circostanze che il fato le riserva, con amore, astuzia, perseveranza e sofferenza. Nonostante la sua natura ultra umana, vive immersa nel mistero, avendo visto il suo universo primitivo con il trascorrere del tempo sparire a poco a poco portandosi via tutte le altre ninfe che inizialmente popolavano quel mondo, trasformato radicalmente dall'uomo, costruttore di civiltà e al contempo distruttore di mondi. Come un soldato inconsapevole della fine di una guerra che continua a combattere, Nereiu è convinta di essere una sorta di sopravvissuta ad una realtà che forse esiste ormai solamente nella propria immaginazione. Tuttavia, nel corso di una vita vissuta durante il XVI secolo le accade un fatto inspiegabile che la conduce, per la prima volta in tutte le sue molteplici esistenze, a desiderare di vivere un amore capace di andare oltre la vita che sta vivendo in quel momento. Si tratta di un evento che le condizionerà il futuro e la visione stessa della realtà. Il romanzo si snoda partendo proprio da quest'evento, filtrato tuttavia attraverso le esperienze dei due protagonisti maschili della vicenda, Alvaro e Corrado, i quali, nella prima parte del romanzo, rimangono coinvolti in una storia dai contorni misteriosi e inspiegabili capace di sconvolgere la loro quotidianità, rappresentata dalla tranquilla realtà di un piccolo paese di campagna degli anni Settanta del XX secolo, luogo che fa da sfondo all'intera vicenda. Alvaro, medico del piccolo paese, si rende protagonista di un’indagine che si risolverà solamente dopo la comparsa sulla scena di Fanny, vale a dire la 18enne Nereiu, la cui presenza sistemerà tutti i tasselli della misteriosa vicenda da lei stessa innescata diversi secoli prima.
Pur facendo la sua apparizione solo a metà della storia, è lei la vera protagonista indiscussa della vicenda, che nella seconda parte del romanzo si snoda in un rapporto a tre fra i due protagonisti maschili e la stessa Nereiu. Arrogante, volubile, ostinata e permalosa, ma anche dolce e sensibile, la ninfa incarna in sé l’essenza femminile universale in tutto il suo fascino e sconvolge in maniera silenziosa la vita dei due personaggi maschili con i quali viene a contatto. Mentre consuma la sua storia d’amore con il giovane e impacciato Corrado, instaura un rapporto conflittuale con il maturo medico Alvaro, l’unica persona che sia mai riuscita a venire a capo della sua vera natura. Sarà proprio la condivisione tra loro di questo segreto a creare quell’intrigo e quella complicità che farà capire alla ninfa che l’amore coltivato a lungo per Corrado forse non era la cosa più bella che potesse capitarle, finendo per dividere i propri sentimenti tra quei due uomini così profondamente diversi fra loro. Ma al termine di quell’esistenza così piena e appagante che ne sarà di lei? Che cosa potrà offrirle una nuova rinascita? Dopo l’addio inevitabile ai due compagni di quell’esistenza per lei sconvolgente, si sente per la prima volta realmente sola, vecchia e stanca. Incapace di provare il desiderio di ricominciare di nuovo tutto da capo, decide di porre volontariamente fine alla propria vita, nella speranza di non rinascere più. Ma la Grande Madre, vera artefice del suo destino, forse ha ancora bisogno di lei e quella fine potrebbe invece rappresentare un nuovo inizio...

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Lasciamo la parola all'autore per una Dark intervista, a cura di Francesca Pace:

1. Perché una lettrice dovrebbe leggere il tuo libro? 

Il romanzo lo si può definire un fantasy romantico perché i personaggi trasmettono una forte carica emotiva, quantomeno nelle mie intenzioni di autore. Penso possa essere apprezzato da un pubblico femminile perché vive essenzialmente sui risvolti sentimentali e psicologici dei tre protagonisti della storia e dipinge una figura femminile, quella della ninfa Nereiu, dai tratti e dalle debolezze del tutto umane. Lei, Nereiu, sogna di vivere per cinque secoli la propria storia d'amore con Corrado: lo cerca, lo trova, lo ama e quando sembra aver in mano la felicità conosce invece Alvaro che le sconvolge la vita...  In fondo è una situazione che può accadere anche nella realtà. In ogni caso l'amore fa sempre parte della nostra vita, perché non possiamo proprio farne a meno. Vorrei inoltre aggiungere di aver apprezzato molto i complimenti di due lettrici che hanno sottolineato la mia dedica iniziale a tutte le donne torturate e arse vive nel corso dei secoli in seguito ai processi per stregoneria, perché si tratta di un abominio di cui spesso e volentieri ci si dimentica

2. Che cosa c’è di innovativo e quali sono gli elementi di continuità con il genere o con la tradizione?

In tutta modestia non ho idea se la mia storia si possa considerare innovativa o meno. Sicuramente esce un po' dagli schemi perché può essere catalogabile in generi diversi: il romanzo è un fantasy perché la protagonista è una figura immaginaria come può esserlo una ninfa, però le vicende amorose hanno un ruolo importante nella vicenda, quindi può essere considerato anche un romance. Inoltre è ambientato nel secolo scorso e vi sono diversi flashback su epoche passate, tutti elementi che potrebbero collocarlo anche in ambito storico. Tuttavia sono consapevole che dal punto di vista editoriale e commerciale un romanzo che si presenta a cavallo fra generi diversi spiazza un po' i lettori, di solito abituati ad andare sul sicuro. Chi vuole leggere un romanzo storico storce il naso in presenza di una creatura immaginaria e viceversa chi ama il fantasy potrebbe non essere attratto dall'ambientazione in un paesino di provincia negli anni settanta del secolo scorso... Scrivere seguendo binari ben precisi spesso è più produttivo che non cavalcare onde diverse...

3. Che cosa ti ha spinto a scrivere?

Mi è sempre piaciuto scrivere, ma fino a un anno fa mi ero solo dedicato a ricerche universitarie, brevi saggi di storia e qualche racconto. Circa un anno fa ho cominciato a scrivere alcune cose romanzate, notando che i personaggi che delineavo sembravano prendere vita da soli, così ho provato a costruire una storia complessa nella quale far recitare i miei personaggi come fossero attori ed è venuto fuori questo romanzo

4. Da che cosa è nata la storia? Quali sono state le fonti di ispirazione?

Come capita a quasi tutti gli scrittori principianti, nella stesura di questo romanzo ho attinto molto dalle mie esperienze personali, cui ho aggiunto qualche ricordo d'infanzia e soprattutto quella domanda che i sognatori e gli appassionati di fantasy come me si pongono spesso: “E se tra la gente che incontriamo ogni giorno ci fosse qualche creatura realmente dotata di facoltà speciali che si nasconde tra i comuni mortali?”. Così ho immaginato Nereiu e le ho dato vita, creando un personaggio trasversale caratterizzato da una storia che travalica le barriere del tempo. Anche il paese nel quale ho ambientato la vicenda è quello in cui sono nato e cresciuto, anche se i nomi dei luoghi e dei personaggi sono immaginari e non corrispondono ad ambienti e  figure reali

5. Quando scrivi? E come? in modo organizzato e continuo o improvviso, discontinuo?

Di solito scrivo di sera o quando capita anche di notte perché il tempo a disposizione non è mai abbastanza, come succede un po' a tutti coloro che scrivono per hobby. Per quanto riguarda l'organizzazione, scrivo solo se ho un'ispirazione tale da permettermi di creare una storia piacevole e convincente, altrimenti niente, zero. Questo si riflette anche sul mio stile di scrittura: ammiro tantissimo quegli scrittori dotati di capacità creative tali da riuscire a scrivere anche del nulla. Invece la mia prosa è scarna ed essenziale. Per questo motivo preferisco seguire le mie trame e narrarle attraverso i dialoghi e le azioni dei miei protagonisti, senza perdermi in descrizioni troppo sofisticate che risulterebbero prive della necessaria poesia.
Prima di cominciare a scrivere devo inoltre avere tutta la storia già ben delineata in testa. Ciò non toglie che mi sia già successo di aggiungere strada facendo vicende parallele o cambiare improvvisamente una trama dopo aver scoperto che un personaggio marginale era diventato protagonista a dispetto del ruolo che gli avevo previsto in precedenza. Per tale motivo mi è anche capitato di cambiare completamente il finale di una storia, perché in fondo sono sempre i personaggi che mi indicano la strada, dopo che hanno preso vita... 

6. Quali strategie hai adottato per promuovere il tuo libro e che tipo di strumenti hai usato – e usi- per proporlo all'attenzione dei tuoi potenziali lettori?

Questa è la mia nota più dolente... Prima di cominciare a scrivere ero ingenuamente convinto che riuscire a farsi pubblicare fosse la cosa più difficile, dopodiché avrebbe pensato a tutto l'editore. Solo in seguito ho capito che il lavoro vero e duro inizia invece dopo la pubblicazione, perché senza una pianificazione precisa che porti l'autore a promuovere se stesso e a farsi conoscere non si ottiene nulla. Sappiamo tutti che un libro mediocre ben pubblicizzato è in grado di ottenere, almeno nella sua fase di lancio, molto più successo di un ottimo lavoro viceversa sconosciuto a tutti. Sotto quest'aspetto, negli ultimi tempi ho imparato molto sul piano teorico ma confesso di aver fatto molto poco sul piano pratico, anche perché mi sono convinto che per ottenere buoni risultati sia necessario avere competenze professionali, o quasi, in tema di marketing. Un soggetto  totalmente a digiuno come il sottoscritto, in quel campo si trova molto spiazzato.

7. Progetti per il futuro?

Ho pubblicato due romanzi e un altro è pronto per essere sottoposto ad esame, mentre il quarto lo sto portando a termine in questo periodo. Riuscire a pubblicare rimane sempre il mio scopo principale, ma avendo difficoltà a vendere ciò che si ha già sul mercato, è inutile proporre nuovi lavori.  Al termine del romanzo che sto scrivendo mi fermerò per dedicarmi interamente alla promozione di ciò che ho già pubblicato, studiando anche eventuali nuove vie per quelli ancora inediti, per i quali vorrei ponderare bene le cose, valutando anche l'idea del self publishing.  Sono sempre stato convinto che pubblicare sotto il marchio di una CE potesse dare più appeal al prodotto, ma mi sto ricredendo. Per esempio, il mio secondo romanzo è stato messo in vendita a 4,99 ma il mercato degli eBook è invaso da una marea di titoli che costano tra 0,99 e 1,99. A quel prezzo non riuscirei a venderlo neppure con una massiccia campagna promozionale, perché si tratta pur sempre del romanzo di un autore sconosciuto. Sono grato a chi mi ha dato fiducia pubblicando i miei romanzi, perché è una grande soddisfazione essere stato valutato positivamente da persone competenti del settore, ma al di là di questo e del piacevole senso di appartenenza a una ben precisa comunità di autori, almeno per ora non riesco a vedere grandi vantaggi nell'essere autore di una piccola CE. Lo dico senza voler fare polemica, ma se ogni autore deve essere prima di ogni altra cosa imprenditore di se stesso, il self publishing può risultare un'opzione meno vincolante rispetto alla pubblicazione con una piccola CE

8. Tre persone da ringraziare

Lo faccio con piacere. La prima è mia moglie Yuko, la principale vittima di questa mia passione. Ogni tanto si ferma a guardarmi mentre sono ingobbito sulla mia  tastiera, incrocia le braccia e mi dice: “Quando ti ho sposato non scrivevi ancora. Lo sai che il 90% degli scrittori sono single?”. “Sì, ma quelli veri...”, rispondo io. Finora sono riuscito a tenerla buona dicendole che siccome mi hanno pubblicato, in breve sarei diventato famoso e con i soldi guadagnati ci saremmo comprati una casa nuova, ma presto dovrò inventarmi una scusa nuova per sottrarle del tempo scrivendo. Oppure dovrò cambiare hobby... La seconda persona è la mia collega Teresa, che rappresenta da sola il mio intero comitato di lettura. Mi ha spronato a scrivere convincendomi che le cose che le facevo leggere erano interessanti e addirittura pubblicabili. Aveva ragione e per questo le sarò sempre grato. La terza è una conoscenza del gruppo The Dark Zone, si chiama Daniela Ruggero e la cito perché oltre a essere una valida blogger ed eccellente autrice della mia stessa CE, Lettere Animate, è un'amica sincera che mi sta dando preziosi suggerimenti riguardo la stesura del mio attuale romanzo, oltre a consigliarmi su come migliorare le mie scarse capacità promozionali. Inoltre, cosa che non guasta, le devo pure una tra le più belle recensioni ricevute da questo mio romanzo, un bel biglietto da visita perché giunge da una persona  molto competente e affezionata al genere fantasy.


Mi dicono che
"In realtà non ci sono state streghe, ma i terribili effetti della credenza nelle streghe sono stati gli stessi che se le streghe fossero realmente esistite".
Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano II, 1879/80


giovedì 13 agosto 2015

Se il buon giorno si vede dal mattino ...

Perché svegliarsi presto il 13 agosto? Perché impostare la sveglia alle 4 del mattino proprio il 13 agosto, giorno che designa l'inizio delle vacanze per la maggior parte del genere umano?

Solo una buona motivazione può spingere qualcuno a perdere ore di sonno. Io che motivazione avrei? Visto che sono appena sveglia, rimando la risposta in tarda mattinata.

Come di consueto, non appena il mio piccolo notebook, Gaetano, si accende, leggo le notizie del giorno: morti e feriti in Cina (visto che ho persone che amo lì proprio adesso in quel paese lontano, cerco di mantenere la calma), l'Isis attacca, bla bla bla ... insomma sempre le solite notizie negative che non mettono affatto allegria o gioia di vivere.

Google, salvami tu stamattina. Trovami una notizia vera o verosimile che possa interessare la mia curiosità stamattina.



Ecco la notizia che cercavo. Una bella notizia da cui posso trarre qualcosa appena sveglia. In soldoni: uno studente ubriaco scrive una mail contro il suo professore e il professore risponde dandogli una proroga per la consegna del compito. Fine della sensazionale notizia.

Ora a prescindere dal fatto che la notizia sia falsa o meno (che in questa circostanza non mi interessa minimamente), l'argomento mi invita a riflettere alle luci dell'alba sul rapporto tra insegnante e studente. Sembra così assurdo che un insegnante non si scomponga difronte agli insulti di uno studente?

Forse chi non conosce il lavoro dell'insegnante (di qualunque genere e specie), effettivamente, non riesce a comprendere cosa debba fare un insegnante per fare bene il suo lavoro (ma preferisco dire per portare avanti la sua missione). Va bene,una cosa alla volta.  Pensiamo un po' a quali sono le cose che un insegnante dovrebbe fare per indicare la strada giusta a chi apprende:


1. Essere d'esempio. È fondamentale che chi apprende veda l'insegnante come una persona che ha fiducia di sé, per lasciarsi guidare e sentirsi al sicuro nel fidarsi di lui. Chi apprende, a prescindere dall'età, ha bisogno di qualcuno su cui contare, qualcuno da ammirare, qualcuno a cui raccontarsi.

2. Essere compassionevole. Gli insegnanti dovrebbero essere cordiali, accessibili, entusiasti e premurosi. Dovrebbero essere disponibili a rimanere oltre l’orario della lezione per aiutare chi apprende.

3. Stabilire regole. Si tratta delle regole che, se infrante, sono soggette a precise conseguenze. Come stabilirle? Attraverso chi apprende. L'insegnante dovrebbe organizzare una discussione e prendere nota delle idee degli studenti; questo farà capire loro che vengono ascoltati e che a qualcuno interessa le loro opinioni e contributi, e allo stesso tempo porrà delle basi a cui saranno fedeli, perché sono stati loro stessi a deciderle. L'insegnante dovrebbe essere un mediatore per garantire che le regole stabilite siano appropriate. 

4. Stabilire le conseguenze.  Un insegnante deve scegliere delle conseguenze precise per chi infrange le regole, deve decidere in cosa consistono e poi applicale costantemente. Le conseguenze dovrebbero seguire una procedura che va da un avvertimento non verbale (un semplice sguardo), a un richiamo verbale, alla messa in atto di una "punizione". 

5. Imparare dai colleghi. Iniziamo dal cinema: Dieci professori al cinema. Ma il mio modello preferito non uno in particolare, ma l'insieme di caratteristiche dei miei colleghi. La disciplina della prof di italiano, la tenerezza della prof di inglese, la passione del maestro di kung fu, la confidenza del prof di matematica ...



Mi dicono che
I mestieri più difficili in assoluto sono nell’ordine il genitore, l’insegnante e lo psicologo.
Sigmund Freud

lunedì 10 agosto 2015

Giffoni 2015 - Ospiti "Volgari"

Ecco le nostre interviste ai Braccialetti Rossi e Sergio Assisi in collaborazione con Radio Booonzo.

Emozione!!!




Mi dicono che:

"Innumerevoli come i granelli di sabbia sono le passioni umane, e tutte diverse l'una dall'altra; e tutte quante, meschine e nobili, da principio stan soggette all'uomo, e diventano poi le sue terribili tiranne".
Nikolaj Gogol

mercoledì 5 agosto 2015

Gli Aristogatti della Compagnia dell'arte: un elisir di fanciullezza

5 agosto 2015 ore 20:30 - il suggestivo Teatro Barbuti

Chi da bambino non ha visto al videocassetta degli Aristogatti? Diretto da Wolfgang Reitherman e prodotto dalla Walt Disney Productions nel 1970, questo cartone animato è stato tratto da una storia di Tom McGowan e Tom Rowe e ruota attorno alle avventure di una famiglia di gatti aristocratici.
Chi non si ricorda i piani malefici di Edgar per ottenere l'eredità della cantante lirica in pensione Madame Adelaide Bonfamille, chi non ha sorriso quando la dolcissima mamma gatta Duchessa si prendeva cura dei suoi cuccioli Matisse, Bizet e Minu,  chi non ha amato il gatto randagio Romeo 'er meglio der Colosseo', chi non ha riso quando ha visto in che modo le ochette Adelina e Guendalina hanno incontrato la famiglia di gattini, chi non adora questa storia di pericoli e peripezie? 

A Salerno la Compagnia dell'arte ha messo in scena egregiamente questo cartone animato e ieri io ero proprio lì, nel mio posticino con un'ottima visuale. I bambini, un po' indisciplinati prima dello spettacolo, hanno immediatamente fatto silenzio non appena gli attori sono comparsi sulla scena: erano attenti ad ogni loro movimento, ad ogni battuta ed anche io ho avuto la fortuna di essere contagiata da quell'elisir di fanciullezza.

Duchessa (Michela Ventre),
Minu (Maria Rosaria Ronga),
 Matisse (Katia Caivano)
e Bizet (Francesco Preziosi)

Francesco Arcidiacono 
e Claudio Tortora














Dopo l'intervento di Claudio Tortora, patron del Premio Charlot, e di Francesco Arcidiacono, presidente dell'Arci emozionato per la partecipazione della figlia di tre anni, il quartiere dei Barbuti è diventato la capitale francese dei primi del '900: la scenografia e i costumi, curati dalla Bottega San Lazzaro, hanno reso perfettamente l'idea dei luoghi in cui i personaggi del cartone sono agivano. 
Professional Ballet di Pina Testa,
Antonello Ronga,
Michela Ventre
 Renata Tafuri

Madame Adelaide Bonfamille (Renata Tafuri) con i suoi gattini Duchessa (Michela Ventre), Minu (Maria Rosaria Ronga), Matisse (Katia Caivano) e Bizet (Francesco Preziosi), insieme al maggiordomo inglese Edgar (Vincenzo Triggiano) solcano per primi il palco. Tutto curato nei dettagli dal regista Antonello Ronga, che  ieri ha recitato nelle vesti dell'avvocato ed eccentrico amico  di Madame Adelaide, Georges Hautecourt e di Zio Reginaldo. Il corpo di ballo Professional Ballet di Pina Testa, con le coreografie di Sonia Saggese, ha reso giustizia nelle movenze e nei passi ai gatti che tutti conosciamo così come i cani da caccia Napoleone (Jacopo Flauti) e La Fayette (Mauro Collina), il topo Groviera (Federica Buonomo), il gatto randagio Romeo (Massimiliano Palumbo), la coppia di oche inglesi Adelina (Francesca Canale) e Guendalina (Martina Iacovazzo) e  il gatto jazzista Scat Cat (Fortuna Capasso), amico di Romeo. Ecco alcuni scatti

Massimiliano Palumbo




Jacopo Flauti
e Mauro Collina
Francesca Canale,
Antonello Ronga e Martina Iacovazzo
Vincenzo Triggiano



tutti gli attori in scena











Federica Buonomo













Ora lungi da me giudicare la performance dal punto di vista tecnico, ma ciò che posso raccontarvi e chi ero io in quel momento. Sono stata contagiata dalla magia di quel teatro a cielo aperto, dall'entusiasmo dei bambini che, coinvolti dall'interazione degli attori con loro, hanno commentato a voce alta le scene. Ho cantato anche io insieme agli attori Ma pure da emigrato, mica so cambiato: io so’ Romeo, er mejo der colosseo! e Tutti quanti voglion fare jazz perché resister non si può al ritmo del jazz e anche io ho partecipato del dolore di Madame Adelaide. Ho riso tanto per le incursioni di Napoleone e La Fayette. Insomma mi sono divertita pur non essendo ancora una bambina e mi sono riconosciuta in quella passione che ogni attore ha dimostrato di avere. La passione si riconosce quando tante fiammelle ardono per lo stesso scopo, per lo stesso piacere.

Per alcune scene cliccare qui

Valentina Spacagna

Mi dicono che:
“Ragione e passione sono timone e vela della nostra anima navigante".
Kahlil Gibran



lunedì 3 agosto 2015

Prenditi tempo per te

Quando si ha la percezione di se stessi? Quando si ha la percezione di vivere intensamente la propria vita? Quando si ha la consapevolezza di conoscersi profondamente?
Interrogativi esistenziali con questo torrido caldo di agosto non aiutano, eppure la vita ti impone di farteli. La vita ha deciso di punto in bianco di stabilire le tue priorità, di comprendere chi sei e percepire il tempo. La vita ti chiede "chi sei?" "chi ti ama?" "chi è disposto a fare un passo indietro per te?" e tu, proprio tu, sei costretto a rispondere. 
Come rispondersi? Che cosa pensare? Che cosa considerare? E sopratutto: è il caso di sperare?
Si tira un respiro profondo tanto per cominciare. Ci si siede in un posto sereno e tranquillo e lì ci si ascolta. "Belle parole, ma che cazzo significa ascoltarsi?", direbbe l'umano più scettico riguardo l'esistenza della psyké. E forse il caso effettivamente di comprendere che cosa significa ascoltarsi o prendersi tempo per sé. 
1. Ascoltare non vuol dire sentire. Ci si ascolta quando si tocca il fondo, quando non si ha più nulla da perdere e quando la vita ha deciso per conto suo di darti l'ultima possibilità. Quanto più un evento è drammatico e apocalittico, tanto più si allontana da noi la capacità di essere lucidi e attenti per l'ascolto. Come ci si ascolta? Facendo epoké (sospensione) del proprio giudizio, della propria capacità razionale che per una buona volta deve rimanere silenziosa. 
2. Ricordare a se stessi di vivere. Vivere risulta sempre qualcosa di complicato, non è altro che un semplice sorriso, una semplice riga su un foglio bianco. Tracciare quella riga è il compito della persona, così come la scelta del come, del dove e del quando. Non dimentichiamo che scegliere è un privilegio di chi è dotato di razionalità.

3. Dare un senso alla propria caccia al tesoro. Vivere la propria "Leggenda Personale" può farci perdere se stessi. 

Paulo Coelho racconta che ... ma prima di leggere questa storia vi consiglio di usare questa colonna sonora Perpetuum Mobile

"Un mercante inviò suo figlio a imparare il Segreto della Felicità con il piú saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo camminò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un bel castello, in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava. Invece di incontrare un sant’uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala e vide un’attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, persone che chiacchieravano in tutti gli angoli, una piccola orchestra che suonava dolci melodie; e poi c’era una ricca tavola imbandita con i piú deliziosi piatti di quella regione del mondo.Il Saggio conversava con tutti, e il ragazzo dovette aspettare due ore perché arrivasse il suo turno di essere ricevuto. Con molta pazienza, il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita del ragazzo, ma gli disse che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il Segreto della Felicità. Gli suggerí di fare una passeggiata nel suo palazzo e di tornare dopo due ore.

- Tuttavia, desidero chiederti un favore – concluse, consegnando al ragazzo un cucchiaino da té, nel quale versò due gocce di olio. – Mentre camminerai, porta questo cucchiaino senza versare l’olio.

Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, tenendo sempre gli occhi fissi sul cucchiaino. Trascorse le due ore, tornò al cospetto del Saggio.

– Allora – domandò il Saggio – hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto il giardino che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?

Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto nulla. La sua unica preoccupazione era non rovesciare le gocce di olio che il Saggio gli aveva affidato.

– Allora torna indietro e conosci le meraviglie del mio mondo - disse il Saggio. – Non puoi confidare in un uomo se non conosci la sua casa.

Adesso piú tranquillo, il ragazzo prese il cucchiaino e tornò a passeggiare per il palazzo, questa volta prestando attenzione a tutte le opere d’arte che pendevano dal soffitto e dalle pareti. Ammirò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d’arte era collocata al giusto posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferí dettagliatamente tutto ciò che aveva visto.

– Ma dove sono le due gocce di olio che ti ho affidato? – domandò il Saggio.

Guardando il cucchiaino, il ragazzo si rese conto che le aveva versate.

– Ebbene, questo è l’unico consiglio che ho da darti – disse il piú Saggio dei Saggi. – Il segreto della felicità sta nel guardare tutte le meraviglie del mondo e non dimenticarsi mai delle due gocce di olio nel cucchiaino.



Mi dicono che 

David Foster Wallace